Review of Queer Crossings in ALTRE MODERNITA' N. 9 – 05/2013, pp. 249-250

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    Segnalazioni/Informes/Rapports/Reports N. 9 – 05/2013 242 Segnalazioni/Informes/Rapports/Reports di Irina Bajini, Elisa Cairati, Paolo Caponi, Emanuele Monegato e  Nicoletta Vallorani José “Cheche” Campos Dávila, Ajum decía mi abuela , Lima, Editorial San Marcos, 2011, 199 pp. ISBN 978-612-302-676-9 Questo volume di 365 ricette della grande tradizione culinaria peruviana è molto più di un bel libro sul mangiare “criollo”. L’autore, infatti, scrittore e professore di pedagogia presso un’università limegna, oltre che autorevole portavoce degli afrodiscendenti andini, non solo ha saputo abilmente inserirsi nel solco della moda (per la cucina peruviana il momento è decisamente favorevole), ma ha scritto soprattutto un saggio di etnogastronomia. Non a caso il sottotitolo del volume recita “200 anni di cucina afroperuviana”. Nella lunga introduzione, Campos racconta il caso emblematico delle diverse donne della sua famiglia, di generazione in generazione condannate a cucinare cose buone per i padroni (prima come schiave e poi come domestiche) e a inventare qualcosa con gli avanzi da mettere nei piatti dei loro numerosi figli. E così un semplice ricettario assume i connotati di una narrazione di microstoria al femminile, con tanto di albero genealogico delle cuoche della famiglia Dávila e aneddoti nel solco della tradizione costumbrista peruviana, narrati con leggerezza, certamente, ma non per questo privi di una loro intrinseca, e a volte drammatica, serietà. (IB)    Segnalazioni/Informes/Rapports/Reports N. 9 – 05/2013 243 Zuleica Romay Guerra, Elogio de la altea o las paradojas de la racialidad, L’Avana , Fondo Editorial Casa de las Américas, 2012, 307 pp. ISBN 978-959-260-371-4 Premio Casa de las Américas 2012 per la sezione “ensayo”, questo coraggioso studio sociologico ripercorre con sguardo critico la storia del razzismo a Cuba. Attraverso dati statistici e numerosissime interviste ad adolescenti, uomini e donne di ogni classe ed età, l’autrice affronta la situazione dei pregiudizi nel suo paese a cinquant’anni dal trionfo rivoluzionario, mettendo in luce come ancora le discriminazioni razziali siano presenti nel privato e nel pubblico nonostante i presupposti di giustizia sociali affermati dalla Rivoluzione socialista, e conclude proponendo un programma educativo in cinque punti: 1) L’accelerazione focalizzazione delle azioni; 2) La riscrittura e rilettura della storia patria; 3) La descarlizzazione del canone ideoestetico occidentale; 4) Una battaglia decisiva per sconfiggere la riemergente ideologia borghese; 5) Un dibattito sociale amplio e differenziato basato su valori universali che non hanno e non avranno mai colore. (IB) Michela Bassanelli e Gennaro Postiglione eds.), The Atlantikwall As Military Archeological Landscape / L’Atlantikwall come paesaggio di archeologia militare , Siracusa, LetteraVentidue, 2011, 207 pp. ISBN 978-88-6242-041-9 Il cosiddetto Atlantikwall, o Vallo Atlantico costruito dal Terzo Reich, è la più grande fortificazione della seconda guerra mondiale giunta fino a noi, ma non l’unica. Insieme ad altre, essa mostra una certa resistenza, come bene notano i curatori, a essere assorbita o cancellata dal nostro paesaggio. Il volume affronta, in una ricca serie di saggi bilingui e con l’ausilio di una vasta documentazione visiva, la trasformazione dell’Atlantikwall da baluardo militare in paesaggio archeologico, secondo le linee di una imponente ricerca sulle realtà museali in divenire che vede il Politecnico di Milano protagonista insieme ad altri dipartimenti universitari europei. Il progetto collettivo (MELA Project) si regge, a Milano, sul lavoro di una nutrita squadra di giovani studiosi coordinata dagli architetti Luca Basso Peressut e Gennaro Postiglione, tutti instancabili nel produrre e divulgare i risultati di una ricerca che si svolge, già da qualche anno, a 360° intorno alla contemporanea concezione di museo – che non è più, davvero, quella di una volta. (PC)    Segnalazioni/Informes/Rapports/Reports N. 9 – 05/2013 244 Chris Cook ed.), The Routledge Guide to European Political Archives. Sources Since 1945 , London, Routledge, 2011, 480 pp. ISBN 078-0-415-46475-8 Vera è la storia narrata nel noto Le vite degli altri  : archivi che una volta erano segreti e inviolabili, spesso (e volentieri?) riguardanti normali cittadini spiati, diventano oggi pubblici e consultabili. Uno dopo l’altro, o quasi, queste fortezze inespugnabili cadono in un lento, e si spera inesorabile, effetto-domino e si squadernano senza vergogna davanti a noi. Il volume vuole essere una guida alla conoscenza e alla consultazione di molti di questi neonati archivi europei, comprensiva di un’utile capitolo dedicato agli archivi privati e, ancora più utile, dei sentieri percorribili (almeno fino a un certo punto) in rete. Facile immaginare, nel prossimo futuro, un profluvio di guide di questo tipo. (PC) Mauro Giori ed.), Poetica e prassi della trasgressione in Luchino visconti. 1935-1962 , Milano, Lampi di stampa, 2011, 346 pp. ISBN 978-88-488-1277-1 A dispetto della giovane età, Mauro Giori è uno dei più assidui esegeti italiani di Visconti, al quale ha dedicato più di un lavoro. In questo testo Giori coniuga una speciale vocazione filologica, che lo induce ad analizzare comparativamente gli avantesti viscontiani, con una ampia e aggiornata conoscenza del dibattito critico sul regista. Riflettendo in particolare sulla tipica gestione dell’elemento trasgressivo ed erotico in Visconti, Giori salda la propria ricerca con quella americana della scuola di David Forgacs e discepoli, straordinari conoscitori del neorealismo italiano anche se non sempre illuminati da una equivalente conoscenza del paesaggio, spesso padano, in cui il neorealismo ambienta parte delle sue storie, e che pure tanta parte gioca nel linguaggio filmico non solo di Visconti ma anche di Rossellini (Paisà) o del primo Antonioni (Gente del Po, Il grido). L’approccio di Giori segna peraltro un interessante tentativo di integrazione, da parte della critica cinematografica italiana, delle tradizionali letture filmiche con una matrice di stampo più marcatamente culturalista. (PC)    Segnalazioni/Informes/Rapports/Reports N. 9 – 05/2013 245 John Aberth, An Environmental History of the Middle Ages. The War for Nature , London, Routledge, 2011, 192 pp. ISBN 978-0-415-77946-3 Per i practitioners   più moderni di quel recente approccio critico che va sotto il nome di ecocriticism  , il volume offre una visione inedita del medioevo e della sua natura, rivelando un rapporto per noi sorprendente e lontano dalle visioni stereotipate delle fusioni paniche medievali. Qualche perplessità può forse giungere dall’amplissimo time-span   prescelto (un millennio: dal 500 al 1500), oltre che dall’analogamente smisurato territorio posto sotto osservazione (dall’Inghilterra alla Spagna, dal Baltico all’Europa orientale), ma senza che questo infici l’utilità di uno studio che si pone, per la medievistica, come importante backgound reading   di chi vuole rileggere testi classici, e non, alla luce dei rapporti spesso travagliati tra uomo e ambiente. (PC) Neil Campbell e Alasdair Kean eds.), American Cultural Studies. An Introduction to American Culture , London, Routledge, 2011, 376 pp. ISBN 978-0-415-59871-2 Nati in Terra d’Albione negli anni Cinquanta (Richard Hoggart, Raymond Williams Stuart Hall, E. C Thompson i numi tutelari), i Cultural Studies   si sono diffusi imperiosamente in altre zone del pianeta conservando una matrice comune e garantendo al tempo stesso gelosamente una forte vocazione individuale e regionale. Da qui il plurale della definizione che vuole, appunto, ridurre programmaticamente l’egemonia di un qualunque centro, in relazione al quale, in senso lato, i CS hanno spesso mantenuto un rapporto contrastivo quando non apertamente polemico. Giunto nel 2011 alla sua terza edizione, American Cultural Studies   ci fornisce il polso degli studi culturali americani, estendendo ora i propri key-cases   anche ai più recenti discorsi di Obama, al black feminism   e arricchendo di nuovi items   una già ricca bibliografia. (PC) Mariacristina Cavecchi, Cerchi   e cicli: sulle forme della memoria in Ulisse , Piccola Biblioteca Joyciana, Roma, Bulzoni, 2012, 96 pp. ISBN 978-88-7870-723-8 L’agile volumetto raccoglie parte degli esiti di un lungo seminario tenuto tempo fa presso l’Università degli Studi di Milano, esiti purtroppo parcellizzati e diffusi tra più autori e pubblicazioni. Coniugando leggibilità e rigore scientifico, l’autrice torna su di un nucleo dei propri interessi teorici esplorando la funzione plasmante del cerchio    Segnalazioni/Informes/Rapports/Reports N. 9 – 05/2013 246 nell’Ulisse joyciano, intessendo un dialogo fitto e suggestivo con altri ambiti (in primis le arti figurative, ma anche il teatro) che immancabilmente partono dalla, e ritornano alla, pietra miliare della letteratura irlandese (e non). Scritto tra Trieste, Zurigo e Parigi, come si legge nell’ultima pagina del romanzo, Ulisse sembra quasi rinunciare programmaticamente a un proprio centro di gravità per irradiarsi circolarmente su di uno spazio apparentemente infinito, come l’autrice peraltro riesce a ben documentare in una ricca e aggiornata bibliografia. Completa il quadro un’srcinale, anzi, srcinalissima sezione iconografica. (PC) John Stevenson ed.), English Historical Documents . 1914-1957, London, Routledge, 2012, 928 pp. ISBN 978-0-415-47603-4 Qui si cita, a mo’ di esempio, una delle ultime uscite di questa monumentale collana di storia edita da Routledge che potrebbe consentire ai ricercatori di ogni ordine e grado risparmi sostanziosi di tempo e denaro. La collana pubblica, spesso per la prima volta, carte degli archivi ufficiali in larga parte inedite quando non completamente sconosciute che sono la linfa vitale di chi ricerca del passato, anche lontano, la voce delle fonti dirette. Sino a oggi sono usciti, della preziosa collana, dodici volumi che ambiscono a coprire, tassello dopo tassello, la storia documentale inglese dall’Alto Medioevo al dopoguerra. Le fonti, corredate di introduzioni contestuali, sono gestite intelligentemente allo scopo di agevolarne la consultazione anziché instradare verso una loro “corretta” interpretazione. Peccato che il prezzo così elevato (dalle 200 sterline a volume in su) corra oggi il rischio di rendere la collana fuori dalla portata di tanti, troppi atenei italiani. (PC) Valentina Agostinis, Londra   chiama. Otto scrittori raccontano la loro metropoli , Milano, Il Saggiatore, 2010, 219 pp. ISBN 978-884-281-612-6 Lo smilzo volume di Valentina Agostinis – giovane giornalista con collaborazioni prestigiose già al suo attivo – si presenta in modo intrigante, attraverso la consueta mappa della London Tube e, in sottofondo, uno skyline più che familiare, sul quale campeggia un titolo evocativo di un'altra icona londinese: i Clash di “London Calling”. Senza dubbio le otto interviste ad autori londinesi contemporanei raccolte per i tipi de Il Saggiatore, hanno sono uno sguardo ampio e intrigante a una delle più affascinanti e contraddittorie metropoli contemporanee. A J.G. Ballard, il grande vecchio e “godfather” di tutti gli altri agguantato un attimo prima che se ne andasse, nel 2009, seguono almeno due dei suoi discepoli dichiarati. Uno di essi – Iain Sinclair – è forse lo
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