NATALE 2

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  Jacob Marley era morto da tempo. Scrooge, il protagonista di questa storia, era stato suo socio per molti anni. Era stato suo unico erede e suo unico amico. Scrooge era un uomo duro, aspro e misterioso. Il freddo che aveva dentro al cuore gli rendeva gelido il volto, gli raggrinziva le guance e gli induriva il passo. Nessuno lo fermava mai per la strada per chiedergli come stava, nessun mendicante lo pregava di regalargli un soldo, né i bambini gli chiedevano l’ora e Scrooge non si rammaricava di questo, al contrario era proprio quel che desiderava: allontanare ogni cordialità era infatti la sua maggiore aspirazione. Un giorno, il vecchio Scrooge lavorava come la solito nel suo ufficio, era la vigilia di Natale, la ricorrenza più lieta dell’anno, il freddo era pungente e l’impiegato, Bob Cratchit stava ricopiando le lettere cercando di riscaldarsi alla fiamma di una candela. Ad un tratto una voce allegra esclamò “Buon Natale, zio. Che Dio ti conservi!” “Bah – fece Scrooge – sciocchezze” “Ma zio, il Natale una sciocchezza?” “Come puoi dire questo?” Certo che posso” ribattè Scrooge “Io non festeggio il Natale e non capisco perché tu lo faccia. Tu che diritto hai di essere felice? Che motivo hai di essere allegro? Sei un povero diavolo!” “Ma zio, allora che diritto hai tu di essere triste? Tu sei ricco!” “Basta con questo Natale” replicò lo zio, “Se potessi eliminerei tutti quelli che vanno in giro a dire Buon Natale. Tu, mio caro nipote, festeggia il Natale a modo tuo e lascia che io lo faccia a modo mio” “Ma tu zio non lo festeggi affatto. Il Natale è un tempo lieto adatto al perdono, alla carità e alla gioia. E anche se il Natale non mi ha mai portato delle ricchezze, credo che mi abbia fatto del bene. Domani sera vieni a pranzo da noi?!” Ma Scrooge lo mandò al diavolo in malo modo. Prima di uscire il nipote si fermò per rivolgere gli auguri al povero impiegato Bob Cratchit, che glieli ricambiò cordialmente. Intanto erano entrati nell’ufficio due signori distinti che, facendo appello alla generosità, chiedevano una modesta offerta in favore dei poveri per acquistare cibi e bevande da distribuire in occasione del Natale. Ma Scrooge non offrì niente, e chiese di essere lasciato in pace. Vedendo che sarebbe stato inutile insistere i due uscirono e nel frattempo un povero ragazzo, tormentato dal freddo, si fermò davanti all’ufficio di Scrooge per offrirgli un canto di Natale, ma l’uomo cacciò il giovane. Intanto giunse l’ora di chiudere l’ufficio, Scrooge era di cattivo umore e brontolò contro al suo impiegato perché il giorno di Natale sarebbe stato pagato pur senza lavorare, e tornò a casa.  Consumò una triste cena e dopo posò lo sguardo per caso su un campanello appeso alla parete. Con enorme stupore lo vide dondolare. Quel tintinnare durò mezzo minuto poi finì. Sentì un rumore di catene giungere da lontano, poi la fiamma si levò e gli apparve una strana figura dapprima indefinita poi sempre più chiara ….. era lo spettro ….. di Marley , il suo vecchio socio. “Tremendo fantasma perché mi tormenti? Che vuoi da me” chiese atterrito Scrooge appena lo riconobbe. “ Io sono stato un uomo d’affari, come te, ma affar mio doveva essere l’umanità, la carità, la misericordia e invece non me ne sono occupato. Sono venuto ad avvisarti che ti rimane una speranza di salvezza, che io stesso ti ho procurato. Tu sei sempre stato un buon amico, RICEVERAI LA VISITA DI TRE SPIRITI . Ma …. se non li accoglierai sarai condannato per sempre”. Scrooge era spaventatissimo e cominciò a tremare come una foglia. Poi, tormentato dai pensieri, si addormentò …  ma all’una, quando si svegliò, la camera fu tutta illuminata e si trovò faccia a faccia con una figura i di bambino, la cui voce era molto dolce: “ Sono lo spettro di un Natale del passato … sono qui per la tua salvezza” disse la figura. Scrooge spaventato scese dal letto e insieme allo spirito passarono attraverso la parete e raggiunsero il paese in cui l’uomo d’affari era vissuto da piccolo. Camminarono lungo la strada, Scrooge ne riconosceva ogni cancello, ogni albero. Vide le vie, le case. Vide la sorella ancora bambina che gli sorrideva, lo abbracciava e gli diceva che sarebbero stati per sempre insieme. Scrooge ricordò che la donna era morta quando era giovane e aveva avuto un figlio, il suo unico nipote a cui lui non prestava mai alcuna attenzione. Poi vide il suo vecchio datore di lavoro che lo invitava a chiudere il negozio in anticipo per festeggiare degnamente il Natale. Vide Arabella, la sua fidanzata, che lo rimproverava di avere visto cadere le sue aspirazioni più alte per il denaro, che era diventato la sua passione dominante. Lo stava lasciando, gli restituiva la sua libertà, era troppo dedito al denaro. D’altra parte era certa che ora non l’avrebbe più scelta perché era senza dote. Scrooge si sentiva tormentato, all’improvviso si accorse di essere di nuovo nella sua camera e sprofondò in un sonno profondo. L’orologio stava per battere l’una, doveva prepararsi all’incontro con il secondo spirito Era lo spettro del Natale presente  Era la mattina del Natale presente. Il fantasma lo accompagnò verso la casa dell’impiegato Bob Cratchit. La moglie preparava le pietanze, un pranzo umile ma festoso, i bambini cantavano e danzavano intorno alla tavola, e poi il povero Tiny Tim, il figlio malato, pallido e sofferente camminava sulle stampelle e aveva le gambe strette in apparecchio di ferro, era circondato dai fratelli e accudito con affetto. Recitarono una preghiera. La famiglia era numerosa e il cibo era poco, ma la gioia di stare insieme e di festeggiare il Natale era straordinaria e Scrooge li vide fare persino un brindisi alla sua salute. Poi la scena svanì e Scrooge si trovò nella casa di suo nipote: vi erano alcuni amici riuniti intorno al tavolo per festeggiare il Natale, il giovane si rammaricava con loro che lo zio, ancora una volta, non avesse accettato il suo invito, non aveva voluto accettare neanche i suoi auguri, ma egli sperava gli arrivassero comunque. “Ha detto che il Natale è una sciocchezza, ma nessuna delle sue stranezze può mandarmi in collera, delle sue stranezze chi soffre, se non lui? Anche le sue ricchezze non gli servono a nulla se non le adopera a fin di bene. Poco dopo l’orologio battè le dodici, lo spirito non c’era più. E mentre suonava l’ultimo rintocco ricordò la predizione di Jacob Marley: alzò gli occhi e vide avanzare verso di sé un solenne fantasma avvolto in un mantello e coperto da un cappuccio, che sfiorava il terreno come se fosse stato fatto di nebbia. Avanzava lento e silenzioso. Era lo spettro del Natale Futuro , gli avrebbe mostrato le cose che sarebbero accadute nel suo futuro … Scrooge temeva questo spettro più degli altri, ma in cuor suo sapeva che gli avrebbe fatto del bene ed era pronto a seguirlo
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