Enrica Perrucchietti- "Il Caso Paolo Ferraro e il caso Melania Rea".pdf

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  “Il Caso Paolo Ferraro e il caso Melania Rea”
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  Enrica Perrucchietti: “Il Caso Paolo Ferraro e il casoMelania Rea” “  Loro ? Chi sono  Loro , Raymond?” chiede con angoscia il vecchio giornalista a RaymondShaw un attimo prima che questi lo uccida, nel film del 1962 The ManchurianCandidate .Potete chiamarli Loro, o rubando l’espressione più prosaica a Webster Tarpley,“compagnia bella”. Non saprete mai chi sono. Coperti da corporazioni, lobby e governi, didestra e di sinistra, manipolano l’opinione pubblica e condizionano le menti di reclute, politici, malati psichici, giovani donne e bambini per poter avere il controllo sull’agendamondiale e sulla storia.  Controllo mentale In senso più stretto per controllo mentale si intenda una metodologia psichiatrica elaboratanegli anni ’50 e ’60 da alcuni programmi sperimentali della CIA (come il noto ProgettoMK ULTRA) o inglesi (come il TAVISTOCK) che avevano lo scopo di contrastare la piùavanzata ricerca scientifica di Cina, Russia e Corea sul controllo mentale. Da quel cheemerge almeno dagli oltre 22 mila documenti statunitensi declassificati e riportati alla lucenel 1977, gli esperimenti facevano ricorso a droghe come LSD, abusi fisici e psichici,radiazioni, elettroshock, e ipnosi. Numerose testimonianze da parte di ex vittime parlanoanche di un risvolto “occulto” con abusi sessuali sulle vittime quali stupri e addirittura pedofilia a sfondo satanico per manipolare i bambini. Questo genere di torture nonsarebbe però finito nei “mitici” anni ’70 ma si sarebbe raffinato e continuerebbe ancoraoggi seguendo un protocollo specifico.  Progetto MONARCH L’eredità del MK ULTRA sarebbe la programmazione Monarch: una tecnica di controllomentale che comprende elementi del Satanic Ritual Abuse (SRA) e del disturbo di personalità multipla (MPD). Come nei programmi di controllo mentale elaborati dalla CIA, psichiatri e ricercatori di neuroscienze avrebbero continuato i progetti degli anni ’70elaborando una combinazione di psicologia, neuroscienze e rituali occulti per creareall’interno degli schiavi un alter ego che possa essere attivato e programmato dietrosemplici comandi. Gli schiavi della programmazione Monarch vengono oggi utilizzati davarie organizzazioni collegate con l’élite mondiale – in particolare massoneria e Illuminati – in settori come: l’esercito, la schiavitù sessuale e l’industria dell’intrattenimento checom prende soubrette, escort, etc.In questo senso il magistrato italiano Paolo Ferraro avrebbe scoperto a sue spesel’esistenza di una setta di carattere occulto legata al Corpo Militare SMOM (Sovrano  Militare Ordine di Malta), che coinvolgerebbe alcuni vertici militari, e avente legami conmagistratura, psichiatria, politica e, infine, massoneria deviata.I  Loro in questione   sarebbero coloro che si nascondono dietro la piramide di silenzio etorture volta ancor oggi a manipolare la mente di reclute, persone scomode, gente comune, pazienti psichiatrici, bambini…  The Manchurian Candidate Tratto da romanzo The Manchurian Candidate di Richard Condon l’omonima pellicoladel 1962 di John Frankenheimer – a metà tra Hitchcock e Welles – ebbe un destinoinfelice: snobbato dai critici nonostante la potenza visionaria e la presenza di un cast di prim’ordine (Frank Sinatra, Angela Lansbury, Janet Leigh), anticipava di poco la dinamicaancor misteriosa della morte di John F. Kennedy l’anno successivo. Si racconta che per lestraordinarie analogie con l’assassinio di JFK, Sinatra – proprio colui che aveva aiutatol’ambasciatore Joseph Kennedy a stringere un’alleanza con la Mafia di Chicago durante lacampagna elettorale del figlio – ordinò il ritiro del film dalle sale cinematografiche. Nonaiutava neppure la somiglianza del co-protagonista del film, Raymond Shaw, con ilPresidente democratico: l’eroismo dimostrato da JFK in guerra, quando, nonostante ilmorbo di Addison, portò in salvo i compagni marines nuotando per oltre 5 km in un mareimpestato di squali risuonava nelle gesta cinematografiche del giovane Shaw – costruite ad hoc dai medici russi e coreani affinché tornasse in patria accolto come eroe di guerra.Il film venne ripreso nel 2004 da Jonathan Demme che ne trasse il più noto remake conDenzel Washington – nei panni di Ben Marco, che furono di Frank Sinatra – LievShrieber, Meryl Streep e John Voight.  Cathy O’ Brien La storia di Paolo Ferraro invece è vera ma è una di quelle destinate a farvi venire levertigini. L’unico paragone possibile è quello con Cathy O’ Brien, il cui racconto appareancora ad anni di distanza della pubblicazione di TranceFormation of America e  Access Denied  come un pugno nello stomaco. Nel caso della O’ Brien mancano però le proveinconfutabili a sua testimonianza, mentre nel caso del PM romano esistono file audio, videoe centinaia di pagine di documenti. Basta avere il coraggio e la pazienza di aprire il vaso diPandora.Ringraziando la fiducia e la disponibilità di Ferraro, io l’ho fatto.Questa è la sua storia.  Chi è Paolo Ferraro  Come il Maggiore Ben Marco, il Procuratore Paolo Ferraro è stato sospeso dal suoincarico e per lungo tempo bollato come pazzo da chi non  poteva capire masoprattutto doveva scoraggiarlo nelle sue indagini.Se la paranoia del personaggio interpretato da Frank Sinatra trae srcine da sogni che gliricordavano un’altra realtà rispetto a quella che coscientemente ricordava di aver vissuto inCorea, il comportamento del magistrato trae srcine dall’intuizione che la donna che avevaa fianco non fosse realmente ciò che sembrava e da prove indi raccolte minuziosamente.Entrambi hanno avuto però il coraggio di seguire il proprio istinto e di verificare se i dubbiriguardanti Raymond Shaw e la compagna del PM, tale S. R. fossero veri. Anche le inizialidei nomi sono le stesse, quasi che la Cabala abbia lasciato un indizio o un Trickster il proprio zampino…Ci si potrebbe chiedere perché il PM abbia messo a repentaglio la propria vita e carriera per scoprire che cosa si nascondesse tra le quattro mura di casa sua quando uscivalasciando la compagna Sabrina da sola. Sarebbe bastato andarsene e interrompere quellarelazione per certi versi “inquietante”. Abbandonare quello stabile abitato soltanto damilitari e dalle loro mogli dalla dubbia moralità e con figli più simili ad automi che a bambini. Forse l’affetto nei confronti della donna e la presenza del figlio di lei all’epocasolo dodicenne lo hanno spinto ad andare fino in fondo. Forse una parzialeinconsapevolezza del pericolo in cui si stava deliberatamente cacciando. Il suocomportamento temerario più che coraggioso è indice infatti di un’eccessiva fiducia nellaGiustizia italiana che urta contro la conoscenza che un PM dovrebbe avere del sistemagiudiziario e dei suoi inganni. Per certi versi, nella discesa agli inferi e ritorno, il magistratosembra indossare i panni di un novello Don Chisciotte che si ostina a lottare contro i mulinia vento piuttosto che accettare l’ineluttabile e salvarsi la pelle. La sua ostinazione nel percorrere la sua missione – o catabasi? – fino in fondo lascia spiazzati e non può che far riflettere sul problema del secolo scorso e del suo incancrenimento in quello in corso: la paura e l’indifferenza prima come uomini, poi come cittadini che ci fanno finire il più dellevolte – citando Giovanni Papini – col divenire complici silenziosi delle offensive diaboliche.Chiamatela banalità del male, chiamatela a-morale indifferenza, pochi al posto delmagistrato sarebbero andati fino in fondo per sete di giustizia o di verità. La maggior partedi noi se la sarebbe data a gambe, lasciandosi il passato alle spalle. Eppure alcuni stranicomportamenti della compagna, delle sibilline rivelazioni da parte del figlio di lei, ilcomportamento dei vicini di casa che sembravano sgusciati fuori da un romanzo di IraLevin, hanno spinto Ferraro a oltrepassare la soglia per la verità.  Sabrina  Mi sono scervellata su questo per settimane, fino adovermi confrontarmi con lui. Gli ho chiesto quali effettivamente fossero questi indizi che loavevano messo in allerta e perché non avesse preferito affidarsi a un investigatore privato.O andarsene e basta. Le sue risposte sono state sincere e mi hanno convinto.Le ammissioni della compagna Sabrina di aver preso parte a uno strano gruppo – simile auna setta – il suo coinvolgimento giovanile nell’estrema sinistra e la frequentazione conambigui personaggi appartenenti ai servizi segreti, l’uso nel passato di cocaina e hashisc ,l’ammissione di aver lavorato come hostess ed estetista in ambienti in cui erano personededite alla prostituzione, incubi e strani sogni ricorrenti, infine il rapporto conflittuale, avolte persino violento con il figlio dietro l’immagine da “bambolina” acqua e sapone chevoleva trasmettere sarebbero bastati a chiunque per dubitare di lei. Bella da mozzare ilfiato, ma scostante e dal carattere boderline . Ex moglie di un sottoufficiale circondata da personaggi ambigui legati a filo doppio. Insomma, una donna fragile ma con troppi segreti.La vicenda dai toni fantapolitici sembra infatti sgusciata fuori dalla penna di Kafka, o, per gli scenari di reticenza e di complotto che ne hanno accompagnato la genesi, da unracconto di Tiziano Sclavi. Ciò che sconcerta tutt’ora è la complicità del sistema alcomportamento criminale scoperto e denunciato dal PM. Connivenza, disinformazione,inganni, tradimenti, menzogne. A tutti i livelli: dai vertici militari, giudiziari, fino alla famiglia ead alcuni colleghi della Procura.Ci sono davvero tutti gli elementi per un noir  o per finire dritti al manicomio. Cosa che èsuccessa al PM che dopo un tentativo di Trattamento Sanitario Obbligatorioassolutamente illegale, è stato sottoposto per mesi a terapia farmacologica in modo da“sedare” ogni possibile volontà di continuare sulla strada intrapresa. Ma il tentatosequestro da parte delle autorità sanitarie, la somministrazione di psicofarmaci e laseguente sospensione dall’incarico – mentre le perizie dimostravano la sua sanità mentale! – non hanno messo a tacere la sua sete di verità. Anzi, credo che abbiano alimentato il suo
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