Zira BOX, España. Año cero. La construcción simbólica del franquismo, Madrid, Alianza Editorial, 2010, pp. 391

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  1 Zira B OX ,  España, año cero. La construcción simbólica del franquismo , Madrid, Alianza editorial, 2010, 391 pp. , ISBN : 978-84-206-6870-3    Nel suo recente volume, Zira Box prende in esame il momento fondativo del regime franchista e il percorso che sfociò nella costruzione della Weltanschauung    franchista e dell’ universo simbolico che ad essa soggiaceva. L’analisi viene articolata mediante l’ applicazione al primissimo dopoguerra spagnolo del concetto di fondazione elaborato da Hannah Arendt, al quale è sottesa la triade autorità, religione e tradizione di ascendenza politica romana, della classica nozione weberiana di legittimità  –   intesa come la trasformazione del potere in autorità  –   e dei lavori di Mosse. A cominciare dalla  Fiesta de la Victoria , organizzata del 19 maggio 1939, e dalla cerimonia di Santa Barbara, tenutasi il giorno successivo, Box analizza l’invenzione e la narrazione da parte dei vincitori di una storia mitizzata al fine di giustificare la fondazione del  Nuevo Estado , anche sulla base di categorie interpretative mutuate  –   fra gli altri  –   da Hobsbawm, Josep Fontana, e Benedict Anderson, la «magia del nazionalismo», ossia la capacità del nazionalismo di trasformare la fatalità in continuità e la contingenza in significato. Inoltre, in riferimento alla lettura in chiave escatologica degli avvenimenti della guerra, Box riprende sia la nozione di «tiempo sensor de la Iglesia» concepita da Álvarez Bolado, sia gli studi sull’assedio e la conquista di Madrid  di Giuliana Di Febo.  Nel corso del l’analisi, l’autrice si sofferma sulla  lotta intestina intrapresa dalle famiglie franchiste al fine di rendere egemone la propria proposta simbolica e di conseguenza la propria visione della Spagna, contribuendo così allo smantellamento dell’immagine monolitica del regime . Mediante l’applicazione alla realtà del franchismo di termini coniati da Emilio Gentile per l’Italia fascista, Box riduce il contrasto all’opposizione fra le istanze cattolico-conservatrici da un lato e le pretese della rivoluzione falangista dall’altro.  Il terreno privilegiato di questo scontro fu costituito dalla celebrazione delle esequie dei caduti, dalle feste nazionali, dall’urbanistica e dalla toponomastica.    “Spagna Contemporanea” , 2013, nº. 43, pp. 168-169.  2 Per quanto concerne i funerali ed la ritualità afferenti al culto dei caduti, di cui è costante il ricordo all’interno del processo fondazionale  e giustificatore del regime, Zira Box mette in luce il cont rasto fra l’ interpretazione falangista del sacrificio dei morti nacionales , che si richiamava alla religione civica nazionalista sorta durante la Rivoluzione francese con vaste influenze del modello fascista italiano, quali ad esempio la retorica del sangue rigeneratore e del giovanilismo, e la visione tradizionale cattolica dei caduti per Dio e per la Spagna. Inoltre, l’autrice ricostruisce minuziosamente le tappe della glorificazione postuma di José Antonio nonché il viaggio del feretro del fondatore della Falange attraverso la Spagna nei mesi finali del 1939, sottolineando la «crística emulación» (p. 168) di cui il fondatore della Falange è fatto oggetto e la secolarizzazione di archetipi cristiani messa in atto dai falangisti sin dalla morte di Matías Montero. Appena insediatosi, il regime franchista inaugurò un nuovo calendario, avviando un processo finalizzato all’appropriazione del tempo ed alla ri -significazione delle maggiori efemeridi nazionali spagnole, sia civili che civico-religiose. In occasioni come il  Dos de Mayo  o il  Día de la Raza , si ebbe una continua lotta di interpretazioni, in alcuni casi già in atto da prima della guerra. La celebrazione di queste ricorrenze fu caratterizzata da una persistente mescola di linguaggi estrinsecati nei comizi, nell’addobbo della città, nei vessilli e negli inni intonati durante le sfilate e le concentrazioni. Le feste nazionali costituirono altresì un’importante opportunità, per i vari raggruppamenti del conglomerato franchista, di dimostrare la propria forza, il proprio radicamento nella società nonché la capacità di mobilitazione di cui erano capaci. Zira Box ha studiato sia queste lotte per la definizione del senso da attribuire alla fiesta, significato in alcuni casi ridefinito sulla base alle circostanze internazionali, sia le strategie che i responsabili della propaganda del regime misero in atto per stimolare la mobilitazione della popolazione ed esaltare l’importanza dell’avvenimento   mediante l’interruzione de l consueto ritmo della vita quotidiana. Infine, c on riferimento all’istituzione delle ricorrenze del 13 luglio e del 20 novembre, l’autrice riprende l’analisi della commemorazione dei caduti del  Movimiento , sottolineando la lotta di memorie  3 che si scatena al momento di individuare quali morti devono essere ricordati e quali obliati. Per quanto concerne il metodo interpretativo impiegato, ossia una indagine multidisciplinare basata anche su una prospettiva semiotica, antropologica e sociologica, l’autrice  adotta parametri analitici similari a quelli già utilizzati da Rafael Cruz nel suo studio sulle forme di conflitto fra identità collettive contrapposte nel periodo compreso fra le elezioni del febbraio 1936 ed i primi mesi della guerra civile. Passa in rassegna l’ intero arsenale simbolico del regime, inclusi gli elementi iner  enti all’estetica, quali la gestualità, le parole d’ordine, le bandiere, le uniformi, gli emblemi e gli inni.  In conclusione, Zira Box pone l’accento sull’attitudine sincretica del regime, sulla sua disponibilità al meticciamento e alla permeabilità reciproca fra discorsi rivali, sulla «capacidad camaleónica» (p. 359) propria del franchismo, visibile ad esempio nei monumenti ai caduti eretti negli anni Quaranta, e del suo Caudillo  (  F. Naldi ).
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