Studi italiani» Semestrale internazionale di letteratura italiana fondato da

Please download to get full document.

View again

All materials on our website are shared by users. If you have any questions about copyright issues, please report us to resolve them. We are always happy to assist you.
Share
Transcript
  󰂫󰁓tudi italiani󰂻 Semestrale internazionale di letteratura italiana fondato da Riccardo Bruscagli, Giuseppe Nicoletti, Gino Tellinianno XXXI, fascicolo 1, gennaio-giugno 2019SOMMARIO scrittoio  A D,  Accoppiamenti poco giudiziosi: gli amanti infelici di Lauretta («Decame-ron», IV  , 3) ............................................................................................................... Pag. 5P P,    Appunti alfieriani sul Chiabrera epico: le postille al «Firenze» (con qualche considerazione sull’«Etruria vendicata») ................................................  » 29I G,  «Uno stile di cose»: Pirandello e Verga ..........................................  » 49C P,  Tomasi di Lampedusa: le «lezioni su Stendhal» e la divina fusione narrativa ..................................................................................................................  » 77G T,  Due esiliati ...........................................................................................  » 93G M G,  Il centro e il contorno del tempo: «Esploratrici solitarie» di Paolo Valesio ............................................................................................................  » 103 archivio G L B,  Adolfo De Bosis, Nicola Zingarelli & c. ...................................  » 115 A D,  L’angelo incompleto. Lettere inedite di Clemente Rebora a Lavinia Mazzuc-chetti ........................................................................................................................  » 137 rubrica  Le armi e i cavalieri. La guerra e i suoi simboli dal Medioevo all’Età moderna,  a cura di Patrizia Pellizzari, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2018 (Paola Luciani) ............... » 155P L,  Lettere (1822-1869) , a cura e con un saggio introduttivo di Elisa-betta Benucci, Firenze, Apice libri, 2018 (Roberta Turchi) ..................................... » 158 Per Giovanni Nencioni  , a cura di Gualberto Alvino, Luca Serianni, Salvatore Claudio Sgroi, Pietro Trifone, Milano, Fermenti editrice, 2017 (Marco Sterpos) ................ » 163M C,  La nascita del modernismo italiano. Filosofie della crisi, storia e let-teratura 1903-1922  , Macerata, Quodlibet, 2018 (Laura Bardelli) .......................... » 167 schedario Le forme del comico ( Laura Bardelli) informatica   Metodo di codifica in XML󰀭TEI per la realizzazione del VoDIM: l’esperienza del “corpus” degli scienziati italiani   (Roberto Cinotti) collaboratori  󰁓󰁔󰁕󰁄󰁉󰁉󰁔󰁁󰁌󰁉󰁁󰁎󰁉 󰀲󰀰󰀱󰀹 󰁘󰁘󰁘󰁉󰀬 󰀱 Edizioni Cadmo  Le forme del comico , Atti delle sessioni plena-rie del   convegno dell’Associazione degli Italianisti, Firenze, 6-9 settembre 2017 (a cura di Simone Magherini, Anna Nozzoli, Gino Tellini), Firenze, Società Editrice Fiorentina, 2019, pp. -378.Pubblicati con il contributo del Centro Studi «Aldo Palazzeschi», gli Atti del Con-gresso degli Italianisti che si è tenuto presso l’Università di Firenze nei giorni 6-9 settem-bre 2017, si pongono di necessità sotto l’egi-da dell’autore fiorentino, uno dei maestri del comico novecentesco, cui i curatori rendono omaggio ricordandone la definizione del riso come «profumo della vita in un popolo civi-le» ( Vecchie inglesi  , in Stampe dell’800  ). Ma è a tutta la tradizione cittadina che poi allargano lo sguardo, sottolineando che il soggetto trat-tato durante le quattro giornate del Congresso «si addice benissimo alla città ospite, perché è tema che ha radici profonde nel costume e nella tradizione letteraria della terra fiorentina, da Dante e Boccaccio e Sacchetti e Burchiello, fino ad oggi» (p. ). Si comincia dunque, dopo l’apertura nel Salone dei Cinquecento e i saluti delle auto-rità cittadine, con la prima sessione plena-ria (Dante e il Due-Trecento), presieduta da  Alberto Casadei dell’Università di Pisa e inau-gurata dall’intervento di M B (Università di Genova), che si sofferma sulla problematica definizione di comico  in area medievale, generata già dalle ambiguità del titolo del poema dantesco nonché dalle mol-teplici interpretazioni proposte dallo stesso Boccaccio, sottolineando come le antologie approntate nella prima parte del Novecento abbiano in parte contribuito a cristallizzare un paradigma di poesia comica medievale ridut-tivo quando non fuorviante. Una posizione che è forse arrivato il momento di scardinare muovendo in altre direzioni, quella del «reali-smo creaturale» (p. 10) proposta da Claudio Giunta, per esempio, o dello scarto linguisti-co di tipo espressionistico suggerita dallo stes-so Berisso, il quale auspica in ogni caso che la poesia comica medievale possa costituire «una specie di (semi)seria finestra da cui poter acce-dere, seppure con difficoltà, alle dinamiche interne non sempre limpidissime dei decenni conclusivi della civiltà comunale italiana» (p. 14). Prende le mosse dalla controversa defini-zione del   comico data da Dante nel De vulgari eloquentia   anche S C (Universi-tà di Catania), che nella sua relazione estende la ricerca al binomio «tragedìa/comedìa» così come definito all’altezza dell’incompiuto trat-tato ma, soprattutto, come emerge dalla Com-media  , in cui rintraccia e contestualizza le occorrenze dei due termini, al fine di stabilir-ne l’effettiva portata all’interno del poema. E se il rebus, come lo studioso lo definisce, anco-ra non si compone, resta comunque da sottoli-neare come, secondo quanto afferrato già dalla sensibilità novecentesca di Auerbach e Con-tini, «la qualifica di “comedìa” che il poema dantesco si attribuisce […] risulta, piuttosto che un contrassegno dimesso, un distintivo indossato con giusto orgoglio» (p. 27) in nome di quella dilatazione della tastiera espressi-va che, superando la teoria degli stili, si pone 173  Schedario 174 di fatto come «alternativa al tragico e alla sua univocità» (p. 28). «Di fatto, stando ai para-metri medievali e a quelli dello stesso Boccac-cio, è il  Decameron  la vera “commedia”, non quella di Dante» (p. 48) ribatte, continuando a muoversi sul versante della teoria degli stili, F B (Università della Calabria) nel suo intervento, prima di addentrarsi nell’e-splorazione della «complessa dialettica fra cor-nice e novelle, nella quale riposa il senso pro-fondo dell’opera» (p. 32), e proseguire nella declinazione mai scontata né prevedibile della comicità del Certaldese, intesa in primis come strumento liberatorio da opporsi alla paura della morte. La seconda sessione plenaria, dedicata al Rinascimento e condotta da Stefano Carrai dell’Università di Siena, si apre con il contri-buto di G M A (Università di Bologna), che conduce una carrellata sull’epi-stolario di Machiavelli, giunto ormai, grazie alle ricerche di molti ed in particolare di Jean  Jacques Marchand, a contare 340 lettere, di cui 80 di mano dell’autore, distribuite in un arco di tempo che va dal 1497 al 1527. Di que-sti documenti, nei quali Anselmi rintraccia tre gruppi principali (la corrispondenza con gli amici di cancelleria prima del 1512; quel-la col Vettori dopo il 1512; il breve ed intenso scambio avuto col Guicciardini negli ultimi anni di vita), lo studioso sottolinea l’alto valo-re antropologico oltre che letterario, la grande vivacità stilistica, l’intima connessione con le opere coeve, il gusto della battuta scherzosa e una modernissima inclinazione all’autoironia.  A C (Università di Urbino) parte dalle ultime pagine del Nome della rosa di Umberto Eco e dalla questione del riso in  Aristotele, per tracciare una storia del comico nel Cinquecento, che definisce come il «fan-tasma eccellente della cultura occidentale» (p. 73). Dall’ Epistola a Cangrande al Discorso o dialogo intorno alla nostra lingua   di Machiavel-li, passando per il teatro di Ariosto e Ruzan-te, fino alla «lingua giullaresca itineraria e proletaria di Dario Fo» (p. 78), lo studioso evidenzia la componente geo-linguistica del problema e sottolinea «il disagio della nuova grammatica volgare rispetto al comico nel suo insieme» (p. 79), relegato dalla codificazione cinquecentesca nel regno dell’oralità. Su que-stioni linguistiche, ancorandole saldamente alla politica di egemonia culturale condotta dai Medici, si sofferma infine anche P- S (Università di Napoli Federi-co II), che analizza il fitto dialogo fra testo e luogo teatrale in occasione della rappresen-tazione della Vedova   di Giovan Battista Cini, andata in scena a Firenze il primo maggio del 1569 con il fastoso apparato già realizzato da Vasari per le nozze di Francesco de’ Medici e Giovanna d’Austria. Una commedia, scrive lo studioso, in cui ci si prende gioco delle par-late non toscane ma in cui, soprattutto, va in scena «la mobilitazione degli uomini di cultu-ra a sostegno della politica linguistica di Cosi-mo I» (p. 108). Il nutrito il drappello di contributi pre-sentati all’interno della terza sessione plena-ria (Dal Cinque all’Ottocento), presieduta da  Alberto Beniscelli dell’Università di Geno-va, comincia con le riflessioni di F- N (Università di Roma Tor Vergata) intorno al nesso tra teoria e pratica del comi-co, nel periodo che va dall’ultimo trentennio del Cinquecento al primo del Seicento. Sotto-lineando la necessità di tenere conto di come e quanto «la “compromissione” con la pratica teatrale» (p. 113) incida sull’elaborazione teo-rica, Nardi dà spazio ai contributi alla trat-tatistica forniti dagli addetti ai lavori, ovve-ro dagli attori e dalle attrici della commedia dell’arte, e ricorda «l’esempio più significativo dell’epoca, quello che può essere considerato l’inizio del processo di legittimazione della professione attorica» (p. 122) ovvero il ruolo riconosciuto, in questo contesto, alla celebre attrice e poetessa Isabella Andreini. «In una calda giornata estiva del 1526 un Machiavelli ridicolo, quasi un Buster Keaton dell’arte della guerra, getta nel caos tremila fanti della Lega di Cognac nel vano tentativo di applicare le sue geometrie militari» (p. 143). Così esordi-sce Elisabetta Menetti (Università di Modena e Reggio Emilia), dipingendo un Machiavelli imbranato e buontempone quale emerge dalla lettera dedicatoria del dittico I, 40 delle Novel-le   di Matteo Bandello a Giovanni delle Bande
Related Search
Similar documents
View more
We Need Your Support
Thank you for visiting our website and your interest in our free products and services. We are nonprofit website to share and download documents. To the running of this website, we need your help to support us.

Thanks to everyone for your continued support.

No, Thanks
SAVE OUR EARTH

We need your sign to support Project to invent "SMART AND CONTROLLABLE REFLECTIVE BALLOONS" to cover the Sun and Save Our Earth.

More details...

Sign Now!

We are very appreciated for your Prompt Action!

x