«Camminare per strade non tocche da piedi di altri»: la retorica della modernità fra ulissismo e filologia negli scritti di Fracastoro e Ramusio

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  Moderno e modernità: la letteratura italiana XII CONGRESSO NAZIONALE DELL’ADIRoma 17-20 SETTEMBRE 2008Sapienza Università di RomaFacoltà di Lettere e Filosofia | Facoltà di Scienze Umanistiche  A cura diCliziaGurreri,Angela Maria Jacopino, Amedeo QuondamRedazione elettronicaEmilio BartoliPrima edizione: settembre 2009© 2009 Dipartimento di Italianistica e SpettacoloSapienza Università di RomaP.le Aldo Moro, 500185 RomaTel 0649913786/787Fax 06491609www.disp.let.uniroma1.itdisp@uniroma1.it  «Camminare per strade non tocche da piedi di altri»: la retorica dellamodernità fra ulissismo e filologia negli scritti di Fracastoro e Ramusio Toni Veneri Un ipotetico e ambizioso progetto di archeologia semantica della modernità in letteratura nondovrebbe trascurare un confronto con le periodizzazioni di ampio respiro della storiografia tout court   che riconoscono all’allargamento degli orizzonti (non solo geografici), a cavallo fra Quattro eCinquecento, il significato di una cesura epistemologica caratterizzata come modernità. La proposta diAmedeo Quondam, in apertura al convegno, di leggere buona parte della storia della letteratura italianacome storia di una tradizione della modernità, fedele a se stessa nella fatica di inventare l’autonomiadella letteratura, in questo senso non elimina ma anzi costringe a una più approfondita valutazione delruolo di questa storia riguardo alle srcini e alle ragioni di una cronologia talvolta mitica ma tuttoraoperante. Infatti è proprio nell’ambito di quella riflessione sulla modernità, che da Dante, Petrarca eBoccaccio, si configura come elaborazione del senso del tempo, rapporto sincronico con il passato,costante correlazione di antichi e moderni, che l’impatto delle scoperte geografiche acquista forza erisonanza nel sistema umanistico dei saperi. In un quadro di funzioni che rimane sostanzialmenteinvariato per permettere oscillazioni e dinamiche, vengono così registrati e tematizzati comecaratteristicamente moderni eventi sentiti decisivi nel rinnovamento delle conoscenze, quali i viaggi discoperta e le imprese di conquista.Lo sforzo di inserire in questo quadro la storia letteraria delle scoperte geografiche - riprendo il titolodi un lontano ma fondamentale testo di Leonardo Olschki 1 - è particolarmente evidente nelle opere didue importanti figure del Rinascimento veneziano: Girolamo Fracastoro, celebre medico veronese,oltre che astronomo, poeta, professore di logica 2 ; e Giovanni Battista Ramusio, segretario di stato dellaRepubblica, editore di classici presso l’officina manuziana e compilatore di una monumentale raccoltadi letteratura di viaggio, le  Navigationi et viaggi , pubblicata dai Giunti a Venezia in tre imponenti 1 L. Olschki, Storia letteraria delle scoperte gegrafiche , Firenze, Leo S. Olschki, 1937. 2 Cfr. E. Peruzzi, Girolamo Fracastoro , in  Dizionario biografico degli italiani , Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana,1997, vol. LI, pp. 543-48.  volumi rispettivamente nel 1550, nel 1553 e nel 1559 3 . Non è superfluo premettere che il discorso sullamodernità che interessa le loro opere è duplice, rintracciabile da una parte nelle meditate dichiarazionid’intenti di cui sono costellate e dall’altra nelle interpretazioni che ne costituiscono la successivafortuna critica.Una lunga tradizione di storiografia letteraria e scientifica, che ha conosciuto un momento diparticolare fortuna con la scuola storica e il positivismo, ha infatti riconosciuto in Fracastoro ilprototipo dell’intellettuale rinascimentale percorso dagli interessi più vari e dalle intuizioni piùrivoluzionarie nei diversi campi del sapere, dalla medicina alla poesia, dall’astronomia alla filosofia. InRamusio allo stesso modo è stato individuato il primo geografo moderno, fautore di un triplice assaltoall’autorità tolemaica, e quindi alla classicità, in campo geografico, astronomico e cartografico; le  Navigazioni di conseguenza celebrate come uno straordinario e pionieristico saggio del metodopositivo e sperimentale in geografia 4 .Una simile introduzione, il cui entusiasmo a volte tradisce accenti agiografici, è oggi sicuramente undocumento più importante per gli storici della storiografia che per quelli della scienza o dellaletteratura. Tuttavia, a una lettura più ravvicinata dei testi, essa sembra trascrivere mutatis mutandis ilsentimento euforico con cui Fracastoro e Ramusio riconoscono a se stessi e alla propria epoca unirripetibile privilegio storico e un altissimo compito intellettuale. La sensazione di una rivoluzionescientifica – soprattutto la nascita di una cartografia e geografia moderne che oggi l’opera di ThomasS. Kuhn aiuta a leggere come adozione di un paradigma condiviso da parte di una particolare comunitàscientifica, più che come confronto diretto con la natura 5 – è presente tanto negli umanisti quanto neiloro biografi. Con la differenza fondamentale che gli ultimi drammatizzano questo sentimentodipingendo a tinte forti il trionfo del metodo sperimentale sul «retoricume classico» 6 allora prevalente,mentre per i primi l’urgenza di formalizzare la propria coscienza storica e il valore del proprio lavoroal contrario non può prescindere da un’impegnativa negoziazione con moduli del patrimonio classico.E qui il confronto con la tradizione letteraria, alla ricerca di una propria fondazione e autonomia, 3 I riferimenti bibliografici fanno qui riferimento all’edizione curata da M. Milanesi: G. B. Ramusio,  Navigazioni e viaggi ,Torino, Einaudi, 1978-1983, voll. I-VI. Per un’introduzione biografica cfr. E. Mazzali, Giovanni Battista Ramusio (1485-1557) in  Dizionario critico della letteratura italiana , diretto da V. Branca, Torino, UTET, 1974, vol. III, pp. 157-62. 4 A titolo esemplificativo si vedano: E. Barbarani, Girolamo Fragastoro e le sue opere , Verona, Cannoni, 1897; A. DelPiero,  Della vita e degli studi di Gio. Battista Ramusio , Venezia, Visentini, 1902; S. Grande,  Le relazioni geografiche fraP. Bembo, G. Fracastoro, G. B. Ramusio, G. Gastaldi , in «Memorie della Società Geografica Italiana», XII, 1905, pp. 93-197; P. Lioy,  Evocazione d’uno spirto , «Nuova Antologia», LXXVI, 1898, IV, pp. 649-659; F. Pellegrini, Fracastoro ,Trieste, Zigiotti, 1948. 5 T. S. Kuhn,  La struttura delle rivoluzioni scientifiche , Torino, Einaudi, 1999, p. 103. 6 Del Piero,  Della vita , cit., p. 24n.  diventa stringente, dislocando la proliferazione di novità legata alle scoperte e alle loro narrazioni, inquel terreno, al cuore dell’esperienza letteraria della modernità in Italia, in cui il rapporto con gliantichi diventa misura dell’attualità della propria ricerca. La necessità di ripensare radicalmente lospazio e i suoi procedimenti di costruzione incontra così la storia di un’elaborazione del senso deltempo già in corso da alcuni secoli.Accade allora che le navigazioni non si limitino a essere l’occasione per una risistemazione delleconoscenze cosmografiche, geografiche e cartografiche, ma si trasformino direttamente in materiapoetica, oppure si solidifichino in un paradigma simbolico in cui la catena analogica navigatore-poeta-commentatore diventa emblematica di un’epoca, o ancora rinnovino un repertorio metaforico e unariserva di immagini, da impiegare nella rivendicazione di un rapporto sentito moderno con il sapere ela scrittura.Le forme e i modi di questa tematizzazione lasciano individuare una comune articolazione retorica, icui poli tematici sembrano costituirsi attorno a un doppio e complementare movimento: quelloorizzontale dello spostamento nello spazio secolarizzato – l’“ardito legno”, la nave odisseica – e quelloverticale di una convergenza temporale di passato e futuro nei temi filologici della memoria e dellascrittura.Tre sono i gruppi di testi, appartenenti a generi diversi, caratterizzati da tipologie discorsive e moduliretorici differenti, che convergono in questa particolare rielaborazione della letteratura odeporica: a) la Syphilis sive de morbo Gallico , il poema pubblicato da Fracastoro e dedicato a Pietro Bembo nel 1530,uno fra i più celebri poemi latini del Rinascimento, certamente la più importante opera letterariatrattante le scoperte americane della prima metà del secolo, ristampata, volgarizzata e tradotta in varielingue per un totale di 104 edizioni fino a tutto l’Ottocento 7 ; b) le lettere dedicatorie indirizzate daRamusio a Fracastoro in apertura ai volumi delle  Navigazioni e i  Discorsi del compilatore che,fungendo da metastruttura, organizzano le relazioni della raccolta in una descrizione totalizzante delglobo; c) infine la corrispondenza epistolare fra i due, ampiamente diffusa attraverso le edizionidell’ Opera Omnia fracastoriana (a sua volta curata da Ramusio) 8 e le raccolte di  Lettere di uomini 7 Hieronymi Fracastorii Syphilis sive Morbus Gallicus , Verona, s. n., 1530 per i rimandi bibliografici al testo latino (lepagine tuttavia non sono numerate); per il volgarizzamento di Vincenzo Benini si fa invece riferimento alla secondaedizione cominiana dell’ Opera Omnia : Hieronymi Fracastorii Veronensis, Adami Fumani Canonici Veronensis, Et Nicolai Archii Comitis Carminum Editio II. Mirum in modum locupletior, ornatior, & in II. Tomos distributa , 2 voll., Padova,Giuseppe Comino, 1739. Per la storia editoriale del poema cfr. L. Baumgartner, J. F. Fulton,  A Bibliography of the PoemSyphilis sive morbus Gallicus by Girolamo Fracstoro of Verona , New Haven, Yale University Press, 1935. 8 Hieronymi Fracastorii Veronensis Opera Omnia, In unum proxime post illius mortem collecta, Venezia, Giunti, 1555;1574; 1584.  illustri pubblicate da Dionigi Atanagi, e successivamente da Girolamo Ruscelli e TommasoPorcacchi 9 .Colpisce fin da subito, nel poema fracastoriano, la proposta esplicita di valutare il potenziale poeticolegato al racconto dell’impresa colombiana e della circumnavigazione magellanica. La dignità poeticadell’argomento viene apertamente sostenuta: anzi, in apertura al terzo libro, invocando il soccorsodella musa Urania al fine di «narrar cose non viste / Pria da nostr’avi, né membrate unquanco» 10 ,l’autore prefigura la futura venuta di un poeta sufficientemente coraggioso e assistito dalla fortuna dapoter cantare le imprese eroiche che hanno ridisegnato la superficie del globo. Fracastoro si accinge acantare le qualità terapeutiche del legno guaiaco, solo un piccolo frammento di quel Nuovo Mondoappena svelato, ma immagina la gloria che ricadrebbe sulla voce epica che saprà fondere descrizionegeografica e narrazione storica, illustrando gli straordinari scenari, nella loro complessità umana ericchezza naturalistica, teatro dell’intraprendenza (ma anche dell’avidità) dei moderni.Le grandi scoperte moderne dovrebbero in questo modo coincidere con l’affermarsi di un poetamoderno: e questa sorta di identificazione del poeta con gli eroi delle grandi imprese di espansionecoloniale colpirà fortemente Torquato Tasso il quale, citando obliquamente la Sifilide , la riproporrà inmaniera ancor più esplicita nella Gerusalemme Liberata , facendo seguire nel canto XV allacelebrazione dello scopritore del Nuovo Mondo Cristoforo Colombo la celebrazione di se stesso qualescopritore di un Nuovo Mondo epico. Da questo punto di vista è interessante constatare, con TheodoreCachey Jr. 11 , come la scommessa lanciata da Fracastoro perda vigore nelle diverse redazioni del poematassiano, che registrano una progressiva soppressione dell’argomento americano. Delle giovanili“ottave estravaganti” della  Navigazione del mondo nuovo , che avrebbero dovuto costituire il nucleodell’intero canto, nella  Liberata rimane solo la celebrazione di Colombo, abbandonatasuccessivamente all’altezza della Conquistata , per lasciar posto solo al poco convinto vagheggiamentodi un altro poema sulle navigazioni da abbinare, come l’ Odissea all’  Iliade , alla Gerusalemme . Inquesta vicenda sembra consumarsi un fallimento più generale del trattamento epico dei viaggi discoperta: suggerito da Fracastoro come premio umanistico alla propria epoca, realizzato da Luís Vazde Camões nel disegno aristocratico dei  Lusiadi , al giovane Tasso esso si presenta come possibilità di 9    Lettere di diversi autori eccellenti. Nel quale sono i tredici Autori Illustri e il fiore di quante altre belle lettere si sonovedute fin qui. Con molte lettere del Bembo, del Navagero, del Fracastoro, & d’altri famosi Autori non più date in luce ,Venezia, Giordano Ziletti, 1556. Sulle diverse edizioni della raccolta cfr. C. Mutini,  Dionigi Atanagi , in  Dizionariobiografico degli italiani , 4 (1962), Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, pp. 503-6. 10 Hieronymi Fracastorii Carminum Editio II  , cit., p. 37, vol. II, III, vv. 14-15 (testo latino vv. 11-12). 11 T. J. Cachey Jr.,  Le Isole Fortunate. Appunti di storia letteraria italiana , Roma, L’Erma di Bretschneider, 1995, pp. 223-83.
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