Beni comuni e domini collettivi: il ruolo della biodiversità agraria ed agroalimentare nella salvaguardia e valorizzazione del patrimonio e dell’identità locale

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  The present work starts from an analysis of the current meaning of “common goods” and “collective domains” and their relationships. Two recent Italian legislative measures:the law 168/2017 on collective domains and thelaw 194/2015 on biodiversity for
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  Semestrale dell’Associazione Forestale del Trentino - Anno 40 - Numero 1 - 1° semestre 2019 ISSN 1121-7782 1 2019 Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - Regime Libero 70% - NE/TN - N. 1 - 2019  SOMMARIO IN QUESTO NUMERO 5   Lucio Sottovia  Le Marocche Di “Nembia” A San Lorenzo In Banale (Tn): dal detrito sassoso alla faggeta termola  7 Alessandro Paletto, Isabella De Meo, Luisa Napoliello, Federico Panichi, Fabrizio Clementel mappatura partecipata a supporto della gestione  forestale sostenibile (gfs): l’esempio della foresta di monte morello  18 Bergante Sara, Facciotto Gianni (CREA di Casale Monferrato) alley coppice: sistema colturale innovativo per la  produzione di biomassa e legno da opera  31 Federico Bigaran e Marta Villa beni comuni e domini collettivi: il ruolo della biodiversità agraria ed agroalimentare nella  salvaguardia e valorizzazione del patrimonio e dell’identità locale. Il case study della vacca di razza rendena nei territori del parco naturale adamello-brenta.  38 Maria Rizzo e Patrizia. Gasparini, Sergio Tonolli, Roberto Zoanetti, Dino Bufoni, Francesco Dellagiacoma le foreste private in provincia di Trento: indagine  sulle caratteristiche della proprieta’ e sulle attitudini  gestionali dei piccoli proprietari 47 Salvatore Nieddu  proposta di modello di determinazione delle lacune  forestali e della loro valutazione di attitudine ad interventi di rinfoltimento della copertura forestale 60  NOTIZIE Remo Tomasetti  Ricordo di Dario Brol   76 APPUNTI Leonardo Pontalti Trote marmorate e DNA  78 Sergio Ferrari  Forestali degli anni ‘50  82 Paola Conzato  I Mirtilli  84 RIVISTA SEMESTRALE DELL’ASSOCIAZIONE FORESTALE DEL TRENTINODirettore: Alessandro Paletto Direttore responsabile: Sergio FerrariComitato editoriale: Alessandro Ianeselli, Alessandro Paletto, Leonardo Pontalti, Valentina Rossetti, Remo Tomasetti, Maria Fulvia Zonta. Comitato scientico: Filippo Brun, Marco Ciolli, Isa - bella De Meo, Donato S. La Mela Veca, Alessandra Lagomarsino, Alessandro Paletto, Sandro Sacchelli, Tommaso Sitzia.Direzione-Redazione-Abbonamenti-Vendite: Associazione Forestale del Trentinoc/o MUSE Museo delle ScienzeCorso del Lavoro e della Scienza, 3 – 38122 Trentotel. + 39 0461 270311 E-mail: rivista.dendronatura@gmail.com www.dendronatura.net - www.muse.it Abbonamento annuo: € 25,00con versamento in c/c postale N. 14448385 con versamento in c/c bancario IBAN IT31J0200801803000046069501 (Unicredit - intesta-to Ass. For. del Trentino) 1 copia € 12,50 + spese postali (arretrati il doppio)Sito: www.dendronatura.netE-mail: alessandro.ianeselli@gmail.com Stampa: Esperia Srl - Lavis (TN). Autorizzazione del Tribunale di Trenton. 14331 del 24.10.1979 In copertina opera di Luciano Zanoni, “Albero di melo”, 2003, cm 340x191x162. Foto di Gianluigi Rocca.Luciano Zanoni nasce a Caldes il 20 maggio 1943.Fin dall’adolescenza esercita la professione del fabbro.Lavorare il ferro è eredità familiare. Aascinato dalle forme che il mondo vegetale quotidianamen - te ore al sua sguardo, le elabora modellando il ferro a colpi di maglio nella sua fucina-laboratorio e le concretizza artistica-mente in forme scultore. Nascono così mele, pere, cavoli, barbabietole ed altri ortaggi, ma anche girasoli, alberi di melo, ulivi, viti, melograni, noc-cioli. Paolo Vallorz, che da sempre ha stimolato ed incoraggiato l’at-tività artistica di Luciano, così ebbe a scrivere di lui in occa-sione di una delle tante personali del Nostro artista: “Le sue opere sono belle, forti e sensibili: comprensibili. Rappresenta- no quell’unione felice di ciò che gli sta dentro e del mondo che fuori lo circonda”.Oggi, dopo oltre 40 di sperimentazione artistica a colpi di ma-glio, le opere di Luciano Zanoni hanno raggiunto un successo ed una fama universale, sia da parte della critica che del pub- blico. Sono presenti in importanti collezioni pubbliche e priva- te a cominciare da quel primo ulivo realizzato per la fondazio - ne di Bill Gates. Le molte esposizioni artistiche testimoniano la sua notorietà: Parigi, Praga, Milano, Brescia, Innbruck, New York e molte altre. Anche le testimonianze critiche contribuiscono a rendere importante e prestigioso il Nostro. Hanno infatti scitto di Lui,  per citare solo i più famosi, Giovanni Testori, Jean Clair, Albe- rico Sala, Raaele De Grada, Giorgio Soavi, Danilo Eccher, Bruno Passamani. “Il simbolo che introduce l’articolo sta a signi- care che lo stesso è stato sottoposto in forma anonima all’esame di un revisore esterno”Allo scopo di facilitare le comunicazioni relative alle iniziative organizzate dall’Associazione, chiediamo cortesemente ai soci di far pervenire il proprio indirizzo e-mail scrivendo a: rivista.dendronatura@gmail.comGrazie  38 FEDERICO BIGARAN, MARTA VILLA    Beni comuni e domini collettivi: il ruolo della biodiversità agraria ed agroalimentare nella salvaguardia e valorizzazione del patrimonio e dell’identità locale  Beni comuni  I cosiddetti “beni comuni”, in linguaggio anglosassone commons o common pool re- sources,  sono da tempo al centro di un im- portante dibattito a livello globale (  .1990, 2002; Z et al. ,  1997;  - Z  , 1992; W . 2003, À 2018 ), 1  reso oggi più pressante dall’individuazione degli obiettivi per lo svi- luppo sostenibile deniti dall’Agenda 2030 dell’ONU (Risoluzione adottata dall’As-semblea Generale il 25 settembre 2015) e dalle evidenze emerse dai recenti rapporti sullo stato della biodiversità a livello glo- bale (si veda: FAO primo rapporto globale sullo stato della biodiversità; Global asses -sment report on biodiversity and ecosystem services IPBES-Intergovernmental Scien - ce-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services; 2019). In particolare si è andato progressivamente aermando il  principio della salvaguardia intergenerazio-nale delle utilità prodotte dai beni comuni e nel contempo è cresciuta la consapevolezza delle gravi condizioni di depauperamento e scarsità di gran parte di essi. I rapporti degli organismi internazionali presentano “pre-occupanti prove che la biodiversità che sta alla base dei nostri sistemi alimentari stia scomparendo, mettendo a rischio il futuro dei nostri alimenti, dei mezzi di sussisten-za, della salute umana e dell’ambiente”. Non vi è ancora concordanza tra gli studiosi verso un’unica denizione del concetto di “bene comune” e sulla individuazione di un elenco universalmente riconosciuto di tali  beni. Essi rappresentano una nuova catego- ria che si aanca a quelle già note di bene  privato e di bene pubblico e per la loro indi-viduazione appare necessario un approccio interdisciplinare fra il settore economico, che individua il bene come risorsa oggetto di scambio, quello giuridico che individua il bene come oggetto di diritti e quello an -tropologico che lo individua all’interno dei valori regolatori delle relazioni umane. Le dicoltà maggiori si riscontrano nel -la collocazione dei beni immateriali (patrimonio culturale, conoscenza, tra-dizioni, comunicazione, paesaggio…) e delle risorse naturali (aria, acqua, fo - reste, fauna, ora, biodiversità…). In sede nazionale il riconoscimento legisla- tivo di questa categoria di beni è stato per  -seguito dalla Commissione Rodotà, costi- tuita nel giugno 2007 per la modica delle norme del codice civile in materia di beni  pubblici, e con la successiva presentazione di un disegno di legge che introduce la nuo-va categoria dei beni comuni. La proposta li denisce come elementi materiali ed im -materiali, di titolarietà pubblica o privata, che esprimono utilità funzionali all’eserci- zio dei diritti fondamentali nonché al libero  sviluppo della persona  e prevede la loro tu- tela e salvaguardia a benecio delle genera - 1 Interessante a proposito dell’argomento trattato in que - sto articolo, la riessione teorica di Stefano Rodotà e in  particolare i capitoli «Il diritto al cibo» e «Verso i beni comuni».  39 zioni future nonché la garanzia di una loro fruizione collettiva. La proposta prevede inoltre il coordinamento fra disciplina dei  beni comuni e la disciplina degli usi civici.La teoria economica tradizionale prevede due caratteristiche fondamentali per la de- nizione di un bene economico: la rivalità nel consumo (  1954 ) e l’esclu-dibilità ( , 1959 ). Un bene vie- ne denito “rivale” quando il consumo da  parte di un soggetto limita o impedisce la  possibilità di godimento del bene da parte di un altro soggetto, un bene viene deni -to “escludibile” se economicamente e/o tecnicamente o praticamente è possibile impedire a qualcuno di godere di un deter  -minato bene se non dispone dei necessari diritti, se non ha pagato per il suo utilizzo. L’applicazione di tali concetti determina,  per gli economisti, una classicazione dei  beni secondo la quale i beni comuni sono  beni caratterizzati da rivalità e non esclu-dibilità. In sostanza tutti possono usufruire di tali beni, ma il loro eccessivo utilizzo da  parte di alcuni può portare all’impossibilità di utilizzo da parte di altri. Questo determi-na la necessità dell’intervento della pubbli- ca autorità o comunque di una istituzione che sancisca il giusto livello di utilizzo del  bene nell’interesse dell’intera società evi-tando lo sovra sfruttamento delle risorse. Secondo tale classicazione sono realmente  pochi i beni che posseggono pienamente le caratteristiche di non rivalità e non esclu-dibilità proprie dei beni pubblici mentre la maggior parte sono ascrivibili alla categoria dei beni comuni o dei beni collettivi, in con-siderazione della loro possibile escludibilità. Beni comuni sono pertanto quei beni a con - sumo non rivale, ma esauribile, come i u - mi, i laghi, l’acqua ed i relativi impianti di distribuzione, l’aria, i lidi costieri, i parchi naturali, le foreste, i beni ambientali, la fau- na selvatica, i beni culturali, i quali, a pre -scindere dalla loro appartenenza pubblica o  privata, esprimono utilità funzionali all’e-sercizio dei diritti fondamentali e al libero sviluppo delle persone e dei quali, perciò, la legge deve garantire in ogni caso la fru-izione collettiva, diretta e da parte di tutti, anche in favore delle generazioni future.  Nello schema di d.d.l. è previsto che, ove la proprietà di questi beni sia pubblica, gli stessi siano collocati fuori commer-cio, salvo i casi in cui la legge consen-ta la possibilità di darli in concessio- ne, per una durata comunque limitata.   In questo senso i beni comuni sono con - cettualmente dierenti dai beni pubblici, che oltre ad essere non escludibili sono an- che non rivali: cambia quindi la natura del ruolo pubblico per garantirne la fruibilità.  Domini collettivi  La recente Legge n. 168 del 20 novembre 2017, «Norme in materia di domini collet-tivi» 2  riconosce i domini collettivi, comun- que denominati, come ordinamento giuridi -co primario delle comunità srcinarie ed in-dividua le seguenti motivazioni per una loro tutela e valorizzazione: i domini collettivi sono stati deniti come elementi fondamen - tali per lo sviluppo delle collettività locali;  possono esser considerati strumenti per la tutela del patrimonio ambientale nazionale, essendo divenuti componenti stabili del si- stema ambientale; queste istituzioni svolgo -no da secoli il ruolo di basi territoriali per la salvaguardia del patrimonio culturale e na- turale; sono infatti denibili come strutture eco-paesistiche del paesaggio agro-silvo- pastorale nazionale, fonte di risorse rinnova-  bili da valorizzare ed utilizzare a benecio delle collettività locali degli aventi diritto.  Nelle varie forme che possono assumere gli assetti fondiari collettivi (Usi Civici, Uni-versità agrarie, Regole, Comunioni familiari 2 Legge 20 novembre 2017, n. 168 Norme in materia di domini collettivi. GU Serie Generale n.278 del 28-11-2017.  40 Montane, Comunali, Beni sociali, Consorzi di Utenti, Frazioni, Consorterie, Partecipan-ze agrarie…) elemento comune è la presen-za di una collettività che detiene dei diritti di utilizzo e godimento di speciche esten -sioni di terreno o di corpi idrici (di proprietà sia pubblica sia privata) abitualmente riser-vata ad un uso agro-silvi-pastorale. Collet-tività, diritti d’uso e patrimonio civico sono  pertanto gli elementi che caratterizzano tale istituto. Per patrimonio civico si intende “il complesso di risorse materiali ed immate-riali che concorrono a mantenere l’identità e l’autonomia dell’assetto fondiario collettivo nel tempo e nello spazio mediante l’adatta-mento in ambiente evolutivo”. (  2016 ) Alle comunità locali è stata sempre più rico-nosciuta la capacità di gestire con successo le risorse fondiarie comuni (  et al.  2016) contribuendo alla conservazione delle risorse naturali e paesaggistiche, degli eco-sistemi semi-naturali e dei servizi che essi forniscono alle comunità locali. Anche se termini come biodiversità, servizi ecosiste-mici, paesaggio, spesso non compaiono nei documenti fondanti le organizzazioni che gestiscono proprietà collettive, la funzione di conservazione delle risorse naturali è in-sita nell’interesse delle comunità locali al ne di trasmettere alle generazioni future lo stesso patrimonio naturale ricevuto dai pre-decessori, generando un’intima interrelazio-ne tra dominio collettivo e comunità locale.Elementi per una gestione di successo sono la comunicazione, la reciprocità, la ducia, la reputazione, la creazione di un sistema di relazioni sociali basato sulla co-operazione e sulla partecipazione, evitan-do lo sfruttamento eccessivo della risorsa “bene comune”, alti costi di gestione ed inecienze amministrative. Esiste tuttora un legame saldo tra la gestione tradizio-nale da parte delle ASUC, la monticazio-ne della razza autoctona e la presenza di una spiccata biodiversità nei luoghi dove il pascolo viene amministrato ancora oggi secondo regole antiche e tradizionali.    Figura 1  La biodiversità di interesse agricolo ed alimentare La Legge 1° dicembre 2015 n. 194 “Dispo -sizioni per la tutela e la valorizzazione della  biodiversità di interesse agricolo e alimen-tare”, adottata in conformità alla Conven- zione sulla Biodiversità, (Rio de Janeiro il 5 giugno 1992) e al Trattato internazionale sulle risorse togenetiche per l’alimenta -zione e l’agricoltura (Roma il 3 novembre 2001), stabilisce i principi per l’istituzione di un sistema nazionale per la tutela e di va-lorizzazione della biodiversità di interesse agricolo e alimentare nalizzato alla tutela delle risorse genetiche di interesse alimen-tare ed agrario locali dal rischio di estin-zione e di erosione genetica. Tale obiettivo viene perseguito anche attraverso la tutela del territorio rurale, contribuendo a limitare i fenomeni di spopolamento e a preservare l’ambiente da fenomeni di inquinamento ge -netico e di perdita del patrimonio genetico.Costituiscono elementi del sistema nazio- nale: l’anagrafe nazionale, nella quale ven -gono iscritte a seguito di un’istruttoria le risorse genetiche di interesse alimentare ed agrario locali di srcine vegetale, animale o microbica soggette a rischio di estinzio-ne o di erosione genetica, la rete nazionale composta dalle strutture locali, regionali e nazionali per la conservazione del germo- plasma ex situ e dagli agricoltori e dagli al-levatori custodi per la conservazione delle risorse genetiche in situ/on farm, il portale nazionale ed il comitato permanente. La Legge prevede la possibilità, anche da parte
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