B.Gargiulo, Recensione del Convegno ARCHEOLOGIA E STORIA DELLE MIGRAZIONI: EUROPA, ITALIA, MEDITERRANEO FRA TARDA ETÀ ROMANA E ALTO MEDIOEVO Convegno internazionale di studi (Cimitile-Santa Maria Capua Vetere, 17-18 giugno 2010) in RSS54

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  B.Gargiulo, Recensione del Convegno "ARCHEOLOGIA E STORIA DELLE MIGRAZIONI: EUROPA, ITALIA, MEDITERRANEO FRA TARDA ETÀ ROMANA E ALTO MEDIOEVO Convegno internazionale di studi (Cimitile-Santa Maria Capua Vetere, 17-18 giugno 2010) in RSS54
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  ARCHEOLOGIA E STORIA DELLE MIGRAZIONI:EUROPA, ITALIA, MEDITERRANEOFRA TARDA ETÀ ROMANA E ALTO MEDIOEVOConvegno internazionale di studi(Cimitile-Santa Maria Capua Vetere, 17-18 giugno 2010) Nei giorni 17 e 18 giugno 2010, nell’ambito della XV edizionedel  Premio Cimitile , si è svolto il Convegno internazionale di studi  Archeologia e storia delle migrazioni: Europa, Italia, Mediter-raneo fra tarda età romana e alto medioevo . L’incontro, promos-so dal Comune di Cimitile, dalla Fondazione Premio Cimitile, dallaSeconda Università degli Studi di Napoli e dall’Università del Molise,ha analizzato i molteplici aspetti dell’integrazione culturale nelle areedel Mediterraneo con l’arrivo di popolazioni germaniche. Gli orga-nizzatori hanno inserito, per il terzo anno di seguito, questo conve-gno tra gli appuntamenti del  Premio Cimitile  e hanno voluto chequesto spazio fosse dedicato ai processi migratori e ai loro effettisul territorio. Nel 2008 l’incontro di studio ha avuto come tema  LaCampania tra tarda antichità e alto medioevo: ricerche di ar-cheologia del territorio , mentre nel 2009, con il convegno  Ipsam Nolam barbari vastaverunt. L’Italia e il Mediterraneo occiden-tale tra il V secolo e la metà del VI  , l’orizzonte di ricerca si èampliato all’intera penisola e al bacino del Mediterraneo evidenziandoi processi di trasformazione che seguirono all’arrivo delle popola-zioni alloctone: una tematica così attuale da incontrare il consensodi un pubblico costituito da studiosi di respiro internazionale, studen-ti, appassionati e rappresentanti della comunità cittadina. Pertantoquest’anno i curatori del convegno, Marcello Rotili, ordinario di Ar-cheologia Cristiana e Medievale presso la Seconda Università di Napoli, e Carlo Ebanista, docente di Archeologia Cristiana e Me-dievale all’Università del Molise, hanno ampliato gli ambiti delletematiche discusse nel corso del convegno del 2009, promuovendoun incontro tra studiosi di diverse discipline, dalla linguistica allastoria, all’archeologia, sul tema dell’etnogenesi e dell’integrazionedelle popolazioni allogene nel territorio italiano durante la trasfor-mazione del mondo antico.  250  Brunella Gargiulo Il convegno si è aperto con l’intervento di V OLKER   B IERBRAUER  (Bayerische Akademie der Wissenschaften) su Goti dell’Est e del-l’Ovest tra la fine del V e la prima metà del VI secolo alla lucedelle fonti archeologiche ,   in cui si propone un’interessante riletturadei contesti tombali e degli elementi di corredo per ricostruire ledinamiche di stanziamento di popolazioni allogene nell’Europa orien-tale e occidentale. Al centro di questa analisi vengono collocate lefibule, oggetti che appartengono alla sfera privata degli individui(siano essi soldati, artigiani, donne o fanciulli) e proprio per questosono fonte inesauribile di dati per ricostruire i processi etnogeneticidei popoli barbarici. In questo intervento lo studioso si soffermasoprattutto su quelle fibule tipiche dell’abbigliamento dei Goti du-rante il loro spostamento da Oriente verso Occidente, rintracciandonella loro assenza o presenza un processo di continuità o di cesuracon i luoghi e i gruppi etnici di srcine. Nell’intervento  Migrazione, etnogenesi, integrazione nel mondo romano: il caso dei Longobardi ,   S TEFANO  G ASPARRI  (Uni-versità di Venezia) ha discusso le modalità con cui la critica storicaha interpretato le fonti scritte, sottolineando che una rilettura atten-ta potrebbe suggerire una più chiara interpretazione del concetto di‘migrazione’. Lo studioso ha fornito interessanti spunti di riflessio-ne sull’esistenza di diverse fasi della migrazione, che potrebberoessere frutto di operazioni programmate, e sul quantitativo effettivodegli uomini che vi presero parte. Altra problematica di cui si èdiscusso è il rapporto dei popoli ‘barbarici’ in armi con le istituzioniromane, l’esistenza di normative con le quali regolamentare la posi-zione di queste genti e provvedere al loro sostentamento in quantosoldati dell’Impero. Gasparri ha anche sottolineato che la formazio-ne del popolo longobardo sarebbe avvenuta sostanzialmente in areadanubiana e che le esigenze della migrazione verso l’Italia ne costi-tuirono un presupposto decisivo. In assenza dell’intervento di C LAU - DIO  A ZZARA  (Università di Salerno) su  Forme di acculturazione edi integrazione delle stirpi in Occidente: la testimonianza delleleggi, il convegno è proseguito con uno studio presentato da N ICO - LETTA  O  NESTI  F RANCOVICH  (Università di Siena) soffermandosi sugliaspetti linguistici e grafici, intesi come strumenti di conoscenza dei processi di migrazione delle popolazioni allogene nel territorio italia-  251  Archeologia e storia delle migrazioni no. Il suo intervento su  L’acculturazione e romanizzazione deiGoti: i risvolti linguistici  ha mostrato quanto, attraverso prestitilinguistici, calchi e fenomeni di intertraduzione, il latino già a partiredal II secolo d.C. ha influenzato la lingua gota soprattutto in quegliaspetti della vita in cui la romanizzazione era stata più incisiva: icommerci, la vita militare e l’attività giuridica.Sulla sopravvivenza, ancora nel bagaglio linguistico attuale, del-la differente percezione che i popoli autoctoni ebbero dei ‘barbariinvasori’ è incentrato l’intervento di E LDA  M ORLICCHIO  (Università“L’Orientale”, Napoli)  Dinamiche sociolinguistiche nell’Italiadelle ‘invasioni barbariche’  . Ancora oggi alcuni termini legati alle popolazioni alloctone (ad esempio, Ostrogoti e Vandali) sono utiliz-zati in chiave negativa e nelle diverse lingue europee si tende asottolineare l’azione dirompente e violenta della migrazione con l’usodel termine ‘invasione barbarica’, un fenomeno che in passato èstato utilizzato per consolidare ideali politici nazionalistici. La stu-diosa ha invitato a riflettere anche soffermandosi ad analizzare iltitolo delle mostre che dal 1994 ad oggi sono state dedicate ai popolimigranti, ora privilegiando l’aspetto dirompente del fenomeno gra-zie all’uso del termine ‘invasioni barbariche’, ora, come base per lacreazione dei moderni stati europei, preferendo quei popoli che cre-arono dei veri e propri regni nei nuovi territori in cui si insediarono.La seduta del pomeriggio si sarebbe dovuta aprire con un inter-vento di M ARIA  M ADDALENA  N EGRO  P ONZI  (Università di Torino) daltitolo  Il corredo come indicatore sociale: ricchezza e potere . Nonessendo presente la relatrice si è discusso di testimonianze orientalie bizantine con la relazione di E LISA  P OSSENTI  (Università di Trento)su  Presenze orientali e bizantine in Italia nord-orientale tra V eVI secolo .   I reperti analizzati provengono da necropoli e da scaviurbani in un’area compresa tra Venezia e l’Istria, territorio solcatoda vie di comunicazione e connotato da porti marini e fluviali findall’antichità. Per questo motivo le merci che provenivano da altre province dell’Impero e che sono state identificate come allogene possono essere penetrate non soltanto per opera dei flussi migratori,ma anche attraverso traffici commerciali (gruppo 1) o rifornimentimilitari di truppe presenti lungo i valichi (gruppo 2) e, solo in ultimo,gruppi familiari trasferitisi nel territorio italiano (gruppo 3).  252  Brunella Gargiulo Alla cultura materiale e in particolare al rinvenimento dei corre-di tombali di Sacca di Goito si rivolge la relazione di M ARCO S ANNAZARO  (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano) su Gotia Goito? Considerazioni su reperti riconducibili alla cultura Èernjachov/Sîntana de Mures nella necropoli di Sacca di Goito .Dagli scavi condotti dal 1990 al 1993 nella citata località Sacca diGoito sono state rinvenute 200 tombe il cui corredo manifesta quan-to, già agli inizi del V secolo, fossero in atto processi diamalgamazione tra popoli, per la presenza nello stesso corredo dielementi riferibili alle culture tardoantica, bizantina e di area orien-tale.   Sono presentati in questa sede fibule a lamina, a balestra especchi decorati dai cosiddetti ‘Tamga’, simboli di appartenenza agruppi militari considerati unici in Italia e più vicini alla culturaÈernjachov/Sîntana de Mures.Di corredi funerari femminili si è occupata C ATERINA  G IOSTRA (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano) nel suo interventosu  La fisionomia culturale dei Longobardi in Italia settentrio-nale: la necropoli di Leno, Campo Marchione (BS) .   I repertisono stati comparati a quelli meglio conosciuti di Collegno per ilterritorio italiano e di Hegykö per l’area ungherese. Scopo di questolavoro è la comprensione dei processi sottesi allo stanziamento digruppi allogeni, delle dinamiche di contatto e di fusione con le popo-lazioni autoctone e soprattutto, attraverso l’analisi dei tipi di fibule edel rapporto tra sepolture di livello medio-alto e medio, la ridefinizionedelle caratteristiche del rituale funerario e delle dinamiche socialiinterne al gruppo nel susseguirsi delle generazioni.L’intervento di M ARINA  D E  M ARCHI  (Soprintendenza Archeologicadella Lombardia) su Circolazione e varietà di influenze culturalinelle necropoli longobarde di VI e VII secolo: alcuni esempi analizza il significato non puramente rituale di alcuni corredi tombalitrovati tra Europa e Asia. In Italia settentrionale con la conquistalongobarda alcune tombe accolgono attrezzi da lavoro quasi acontraddistinguere il mestiere del defunto e di conseguenza la sua posizione sociale. Queste tombe, per il loro significativo corredo,sono state attribuite a fabbri-orefici, figure eminenti nella società, perché detentori di un sapere tecnico che si tramandava in seno adun gruppo etnicamente omogeneo. Questi elementi compaiono a  253  Archeologia e storia delle migrazioni  partire dal V secolo già in Europa e in Asia con un corredo moltovariegato: bilance, un nomisma , punzoni, cunei da carpenteria e al-tri arnesi impiegati nella costruzione edile o nella fabbricazione dioggetti in ferro. Si discute pertanto se anche gli oggetti recuperati inalcune necropoli italiane (quali Cividale S. Mauro, Castel Trosino,Centalla e Fossano) vadano interpretati alla stessa maniera.Oggetto di studio nella relazione di V ASCO  L A  S ALVIA  (Universitàdi Chieti) è l’ instrumentum domesticum  diffuso in area merovingiatra V e VII secolo. Nell’intervento su  Nuovi oggetti con/per nuo-vi popoli. Migrazioni, trasferimento di tecnologia e integrazio-ne culturale nell’area merovingia orientale fra V e VIII secolo. L’archeologia della produzione oltre il modello etnognetico ,   at-traverso l’analisi di attrezzi agricoli come zappe, falci e falcetti, ven-gono dedotte le tecniche metallurgiche con lo scopo di individuarein questi processi di fabbricazione dei caratteri significativi di grup- pi allogeni ben definiti. Ulteriori spunti di riflessione vengono sug-geriti dalla constatazione che la tecnica di realizzazione di alcunioggetti trovati in aree geografiche distanti sono riconducibili allastessa tradizione artigiana.W ALTER   P OHL  (Österreichische Akademie der Wissenschaftene Universität Wien), con il suo contributo su ‘  Pistis’ e potere: coe- sione etnica negli eserciti barbarici nel periodo delle migrazio-ni , si è soffermato sul rapporto tra barbari ed esercito romano. L’am- bito militare, come tutta la società del tempo, è incapace di fare diuna popolazione multietnica un punto di forza per la sopravvivenzadell’Impero; l’incomunicabilità tra potere e sudditi sfocia in un crol-lo motivazionale verso il proprio capo e l’Impero.   Lo studioso, gra-zie all’analisi di alcune fonti scritte (Procopio e Iordanes), evidenziacome gli autori non avessero le idee chiare sull’effettiva apparte-nenza di un gruppo ad una precisa etnia e mette in risalto che ilrapporto tra  pistis  e potere doveva essere uguale sia nell’esercitoromano che in quello barbarico, giungendo a chiedersi quali possa-no essere state le ragioni per cui gli eserciti barbarici   abbiano con-seguito vittorie schiaccianti su quello romano e influito sul crollodefinitivo dell’Impero Romano d’Occidente.L’intervento di P HILIP   VON  R  UMMEL  (Istituto ArcheologicoGermanico, Roma) su  Archaeological migrations. The problem
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