A. Orlando, Genio ed estro. Quadri “da stanza”, nature morte e ritratti di Bernardo Strozzi per la committenza privata, in Bernardo Strozzi (1582-1644). La conquista del colore, catalogo della mostra a cura di A. Orlando e D. Sanguineti , Sa

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  A. Orlando, Genio ed estro. Quadri “da stanza”, nature morte e ritratti di Bernardo Strozzi per la committenza privata, in Bernardo Strozzi (1582-1644). La conquista del colore, catalogo della mostra a cura di A. Orlando e D. Sanguineti , Sagep,
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  Bernardo Strozzi 1582-1644 La conquista del colore ACURADI A NNA O RLANDOE D ANIELE S ANGUINETI  Sommario Ragioni di una mostra 13Anna Orlando, Daniele Sanguineti Introduzione  15Lauro Magnani Una nuova identità per Bernardo Strozzi nato Pizzorno e divenuto Fra Antonio. I suoi anni “genovesi” (1582-1633) 19Agnese Marengo, Anna Orlando Un “nuovo modo di pennelleggiar risoluto e franco”. Affreschi e pale d’altare di Bernardo Strozzi negli anni genovesi 43Daniele Sanguineti Genio ed estro. Quadri “da stanza”, nature morte e ritratti di Bernardo Strozzi per la committenza privata  105Anna Orlando Tra sacro e profano: il Prete Genovese a Venezia 173Andaleeb Badiee Banta Schede delle opere 183Gabriele Langosco, Agnese Marengo, Anna Orlando, Maurizio Romanengo, Daniele Sanguineti Bernardo Strozzi e Milano: una relazione complessa  287Andrea Spiriti Strozzi ingegnere: soluzioni “sulla carta” per il porto di Genova  295Roberto Santamaria “ Alla stantia del reverendo Bernardo Strozzi”. Discepoli e collaboratori genovesi  301Gianluca Zanelli Bernardo Strozzi e Framura  319Andrea Lercari Bernardo Strozzi a Venezia tra mestiere, collezionismo e mercato nel Sei e Settecento  325Linda Borean Le Cuoche: continuità di modelli tra Genova e Venezia  333Maria Clelia Galassi Uno sguardo dentro “l’officina genovese” di Bernardo Strozzi: tecnica pittorica e metodi di lavoro della bottega  341Valentina Martini I disegni di Bernardo Strozzi: fortuna critica e problemi aperti  361Margherita Priarone Regesto della vita di Bernardo Strozzi nato Pizzorno  372Flavia Gattiglia, Agnese Marengo, Anna Orlando Bibliografia generale 387a cura di Sara Medica  13 Bernardo Strozzi può godere, a buon diritto, del primato di pittore più studiato della cultura figurativa d’età barocca a Genova. Daquando l’attenzione su di lui venne avviata, al principio del Novecento, la produzione scientifica è stata affrontata, attraverso nu-merosi saggi e volumi, ora nell’ambito del côté  genovese, ora di quello veneziano. Non è affatto mancata l’attenzione degli studiosid’oltralpe e d’oltreoceano. Perfino alcuni religiosi, specializzati nella ricerca d’archivio, hanno contribuito a far luce sulla sua vicendapersonale, da frate Cappuccino che insegue di fatto la vocazione della pittura.Ora possiamo dire in modo del tutto ponderato che le capillari indagini archivistiche condotte in occasione di questa mostra im-pongono una notevole revisione su quanto già scritto. E le incredibili novità sul fronte biografico, documenti alla mano, determinano una cronologia diversa per la sua attività pittorica. L’approccio visivo alle sue opere, sempre pienamente appagante, ha lanciato allo storico dell’arte una vera sfida nell’ottica di unascansione cronologica: la sua capacità di essere sempre ben riconoscibile pur nel variare continuamente le proprie modalità espres-sive – aggiornandole di volta in volta in base ai nuovi incontri, contatti, ispirazioni, folgorazioni – mette a dura prova il conoscitore.Ecco perché, molto probabilmente, vi rinunciò Luisa Mortari nell’allestimento dei due cataloghi (1966, 1995); ed ecco perché –come ben ricordiamo per essere stati presenti – nella grande mostra monografica del 1995 a Palazzo Ducale di Genova si deciseinfine di seguire due proposte: una per la sequenza in mostra, secondo le scelte di Ezia Gavazza, Giovanna Rotondi Terminiello eMaria Clelia Galassi, e una per il catalogo, coordinato da Giuliana Algeri. A tutte loro siamo grati per averci insegnato un metodo su cui abbiamo fondato le rispettive carriere, ma il nostro pensiero specialeè oggi per Ezia Gavazza: è stata una vera maestra e ci ha educato a guardare, apprezzare, inseguire la qualità e a ragionare per problemi.A lei dedichiamo questo risultato. A quel lontano cantiere di intenso studio che ha prodotto quella che ancora resta la mostra più bella e più importante mai dedicataal pittore, dobbiamo il nostro esordio di ricerca su Strozzi. E anche l’innamoramento per la sua pittura coraggiosa, verace e mera- vigliosamente bella da gustare in ogni pennellata. Avevamo meno di trent’anni e, pur inseguendo tanti altri filoni di ricerca, daallora non abbiamo smesso di guardare al Cappuccino come il massimo pittore del Seicento genovese. Abbiamo continuato a interrogarci sulle questioni di autografia, sulla sua bottega di cui così poco si sa, sulle scelte iconografichetalvolta ardite e irriverenti. E abbiamo continuato a meditare sulla cronologia delle sue opere. Né abbiamo smesso di appuntarcidove si trovano, cosicché il lavoro di selezione per offrire al pubblico, oggi, un’antologica di qualità, è stato ragionevolmente agevole,anche grazie alla generosa adesione al nostro progetto di qualche prestigioso museo e molti collezionisti privati.Offriamo oggi al pubblico, non dimenticando di richiamare il problema delle repliche e quello dei collaboratori, una selezione dipoco più di una quarantina di opere, capaci però di abbracciare tutto l’arco della carriera del pittore e svelarci ogni sua fase stilisticae ogni versante iconografico, dal sacro al profano. Alla comunità scientifica invece consegniamo, nelle fitte pagine di questo catalogo – a cui hanno preso parte tredici studiosi –, ilfrutto di tanti anni di ricerca e di un intenso rush finale; così intenso da portare novità che segnano, ci pare, una vera svolta. Le novità, appunto, hanno determinato una proposta di cronologia che guida la sequenza delle schede di catalogo, laddove inmostra si è scelto di seguire un percorso tematico, prediligendo gli accostamenti che di per sé, creano spunti e stimoli a chi guarda. Ma la grande opportunità è costituita dalla sede di questa mostra. Infatti il primo piano nobile di Palazzo Nicolosio Lomellino –da anni ormai location di importanti esposizioni scientifiche – non è uno spazio neutro. Per due ragioni: la decorazione delle paretiimpone qualche scelta nella disposizione dei dipinti, ma soprattutto, le volte dei tre salotti affrescati dallo stesso Strozzi, in parti-colare il tripudio di scene coloratissime del salone centrale con l’  Allegoriadella Fede che giunge nel Nuovo Mondo , offrono possibilitàdi rimandi con le opere esposte e rendono unica questa nuova esposizione e l’esperienza visiva che ne consegue.  Anna Orlando e Daniele Sanguineti Ragioni di una mostra  19 L’occasione di questa mostra ha imposto un’approfondita revi-sione del materiale archivistico già noto e ha indirizzato versonuove ricerche 1 . Attraverso una mole considerevole di carte editee inedite si è cercato di dare risposta ad alcune domande che sca-turivano naturalmente da tempo, e ad altre emerse via via, con-centrando l’attenzione soprattutto sugli anni genovesi diBernardo Strozzi, prima della sua partenza per Venezia (1633). I suoi esordi, sia dal punto di vista meramente biografico che re-lativi all’attività pittorica, restavano i più incerti e nebulosi.Quando e dove nasce Bernardo Strozzi? Da che famiglia pro- viene? Quando e perché entra in convento e quando esce?Quando, con chi e per chi inizia a dipingere? Quali sono le sueprime prove?Le informazioni fornite da Raffaele Soprani 2 , che in alcuni casiconferma una sostanziale attendibilità, dimostrano altresì quantoil biografo si sia lasciato sedurre dalla vita romanzesca e avventu-rosa del Cappuccino di cui a Genova si dovette narrare a lungodopo la leggendaria fuga a Venezia. Va comunque tenuta ben pre-sente la testimonianza dello storiografo, che, nato da famiglia ari-stocratica nel 1612 3 , non solo ha intercettato il pittore (che lasciaGenova quando il Soprani ha vent’anni), ma ne ha conosciutol’opera da vicino. Il padre era collezionista e nella loro villa di Al-baro si conservavano moltissimi dipinti, specie di scuola genovese.Tra questi, l’inventario del 1663 redatto alla morte di Anton MariaSoprani, registra quattro opere del Cappuccino 4 .Intrecciando le informazioni contenute nelle pagine di Sopranicon quelle che emergono dal vaglio dei tanti documenti passatiin rassegna, quali sono dunque le novità sul “pellegrino ingegno” 5 ? Il nome (Bernardo/Antonio), il luogo (Genova/Campo Ligure) el’anno di nascita (1582) Nessuno aveva mai preso in considerazione la possibilità – cui idocumenti danno oggi evidenza – che il nome di battesimo noncorrispondesse a quello scelto da frate. Una volta messa a fuocoquesta eventualità è stata avviata un’approfondita ricerca d’ar-chivio indagando le notizie sulla sua famiglia a partire dagli stu-di a disposizione 6 . Il nome di battesimo è stato individuato nongià nei registri parrocchiali di San Siro a Genova, dove si spo-sano i genitori e vengono battezzate almeno tre sorelle, né inquelli di Campo Ligure, dove con ogni probabilità vide la luce,bensì in alcune carte contenute in un prezioso fascicolo deposi-tato dalla sorella del pittore nel 1632 al notaio Giuseppe Repettoche raccoglie prove in sua difesa 7 . Si tratta di materiale archivi-stico rinvenuto da Andrea Lercari nel 2017 e solo parzialmenteconsiderato in quella occasione, che consta di trascrizioni di do-cumenti di varia natura (lettere e testimonianze) con informa-zioni relative a fatti avvenuti prima, tra il 1608 e il 1632 8 . La madre Ventura, il cui nome era noto ma di cui ora è possibilefornire il cognome e la data di morte, supplica nel 1608 il PadreGuardiano dei Cappuccini di Genova affinché il “figlio Bernardocosì chiamato al secolo” possa “uscir di religione” per portarlesostegno economico. Inequivocabile parrebbe anche l’espressione“fr’Antonio da Genova mio figlio” che ci informa sul nome sceltoda cappuccino. Lo stesso nome compare ripetuto sette volte nellapur succinta testimonianza del 30 ottobre 1609 di un certo Ge-ronimo Giannotto del fu Pietro, di anni settantotto, e sei volte inquella ancor più breve di un certo Gio. Francesco Valetaro di Bat-tista, trentacinquenne 9 . La madre si chiamava Tomasina, “vocata” Ventura, figlia di An-tonio Cosmelli “da Campo” 10 , ossia la località dell’entroterra li-gure in Valle Stura oggi chiamata Campo Ligure, già feudoimperiale detto Campo Freddo, poi parte dei territori della Re-pubblica di Genova (figg. 1,3) 11 . Era nata nel 1553-1554 circa emorirà a Genova il 13 gennaio 1629. Il padre di Bernardo si chia-mava Pietro Pizzorno (1550 circa –  post 1585 ante 1589) 12 , srci-nario della vicina Rossiglione Superiore (fig. 2), ed era figlio diPietrino e Marietta “filia q. Bernardi de Campolongo deCampo” 13 . Il nome Antonio scelto dal frate era dunque quello del nonnomaterno, mentre Bernardo era quello di un bisnonno paterno(fig. 5), nonché di un santo tra i più venerati nella valle: secondola tradizione locale, durante il viaggio da Genova al monasterodi Tiglieto nel 1133 14 , Bernardo da Chiaravalle si sarebbe fermatoa predicare in due precise località nei pressi di Rossiglione Supe-riore, dove oggi sorgono due cappelle campestri a lui intitolate 15 .Una di esse, a Rossiglione Inferiore, conserva ancora parzial-mente un ciclo di affreschi databili al XV secolo in cui si distin-guono chiaramente le figure di San Sebastiano e Santa Lucia 16 , iquali, tutt’altro che casualmente, sono i soggetti di due pale gio- vanili dello Strozzi, di cui si discuterà a breve (fig. 8,cat.5). Varicordato in questo contesto il bozzetto già in collezione Piumacon la  Madonna con Gesù Bambino e san Bernardo da Chiaravalle (fig. 4) che ha tutta l’aria di un’opera giovanile, forse studio peruna pala o paletta destinata a uno dei luoghi di culto della suazona d’srcine. Carlo Giuseppe Ratti segnala “altri” dipinti delCappuccino “nell’oratorio” 17 : un’indicazione troppo generica, chelascia però intuire che in zona dovevano esservi più tele sue ri-spetto a quelle che oggi riusciamo a documentare. Non è stato possibile 18 reperire l’atto di battesimo di BernardoPizzorno negli archivi parrocchiali del paese del padre (Rossi-glione Superiore) 19 , della madre (Campo Ligure) 20 , né di San Siroa Genova, parrocchia di riferimento della famiglia almeno dal1577 al 1617 circa, come si vedrà a breve 21 . Nessun documento al momento ne accerta dunque il luogo dinascita, restando pertanto possibili entrambi gli scenari: Genova,come tradizionalmente riportato fin dal Soprani (“in Genova”),o Campo Ligure, come già proposto da Massimo Calissano, sullascorta di un verso del poemetto dell’abate campese Luciano Rossi(1683-1754) che narra dell’incendio di Campo del 1600 e men-ziona il “Cappuccin Pittor cotanto celebre di questa Patria figlio Una nuova identità per Bernardo Strozzi nato Pizzorno e divenuto Fra Antonio. I suoi anni “genovesi” (1582-1633) Agnese Marengo, Anna Orlando
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